Dopo Mattarellum, Porcellum, Italicum e Consultellum ecco che si profila il Bersanellum. Niente paura, è solo una versione riveduta del Mattarellum, grazie all'innesto del premio di maggioranza ma senza ballottaggio: con la nuova formula 3/4 di seggi verrebbero attribuiti nei collegi uninominali a turno unico e il restante 25% sarebbe suddiviso tra premio di maggioranza del 13% e in un 12% di seggi per il diritto di tribuna delle varie minoranze. Il Bersanellum tuttavia sembra proprio ignorare la sentenza di bocciatura del Porcellum del gennaio 2014, che aveva cassato due pilastri dell'orrendo Porcellum: il premio di maggioranza illimitato e soprattutto l'assenza di una soglia percentuale minima per la sua attribuzione.
Infatti il premio del 13% proposto dagli esponenti della sinistra PD tiene conto, da un lato, della prima indicazione della consulta, relativa alla limitata entità del premio di maggioranza, ma ignora completamente, dall'altro, la seconda condizione. Ovvero per legittimare il premio di maggioranza serve una "ragionevole" soglia minima per la sua attribuzione - come ribadisce in 5 passaggi la sentenza della Consulta - senza la quale qualsiasi legge elettorale rischia la bocciatura della Corte, come accaduto al Porcellum.
In un sistema tripolare infatti sia i voti che i seggi potrebbero essere distribuiti in modo abbastanza omogeneo tra le tre maggiori forze politiche e quindi il premio di maggioranza, attribuito al "vincitore", potrebbe essere assegnato anche ad una forza politica con consensi e/o seggi attorno al 30%, cioè ben al di sotto di quella soglia minima che, ad esempio, l'Italicum ha stabilito nel 40% al primo turno. Se poi le forze politiche in campo fossero 4, ipotesi a priori non impossibile come dimostra il caso spagnolo, il premio potrebbe essere attribuito addirittura ad un partito con il 20% o poco più dei voti. Possibile che gli esponenti della sinistra PD non abbiano considerato questo punto chiave della sentenza di bocciatura del Porcellum? Eppure le critiche all'Italicum di Bersani & C. si sono appuntate proprio sull'ipotesi che possano andare al secondo turno due partiti largamente minoritari.
Insomma il premietto di maggioranza ipotizzato dal Bersanellum, in presenza di una distribuzione tripolare dei seggi uninominali, potrebbe essere sia costituzionalmente illegittimo per mancanza di soglia sia insufficiente per attribuire al vincitore la maggioranza dei seggi in parlamento, e quindi inefficace per garantire la governabilità. Lo sarebbe stato invece, con molta probabilità, in un assetto bipolare come all'epoca del Mattarellum, in cui i due schieramenti si spartivano tra loro buona parte dei seggi e quindi un premio di maggioranza seppur limitato avrebbe garantito la maggioranza ad uno dei due contendenti.
Difficile spiegare poi la differenza tra capolista bloccato, oggetto degli strali dei detrattori dell'Italicum capeggiati dall'ex segretario PD, e candidato nel collegio uninominale: in entrambi i casi i papabili da inserire in cima alla lista o nel collegio uninominale sarebbero scelti dalle segreterie di partito, se non addirittura ad insindacabile giudizio dal capo partito. Come noto, e com'è accaduto nel recente passato, nei collegi uninominali considerati storicamente e statisticamente "sicuri" venivano "paracadutati" da Roma gli esponenti del vertice, il più delle volte frutto di una spartizione a tavolino tra i maggiorenti del partito o tra i capi-corrente, suscitando i malumori dei candidati locali espressione del territorio, altro che libera scelta degli elettori! I "catapultati" dal centro nei collegi sicuri sono l'equivalente dei capolisti bloccati dall'elezione garantita; perlomeno con l'Italicum l'elettore ha la possibilità, con la preferenza, di scegliere in modo esplicito e chiaro il proprio "beniamino" politico.
Ciò che stupisce di più è l'incapacità di comprendere che in un sistema politico frammentato e con un'offerta tripolare nessun sistema elettorale a turno unico, cioè di tipo "istruttivo", è in grado a priori di designare una chiara maggioranza parlamentare. Solo con una doppia votazione, ovvero con il ballottaggio tra due delle tre forze politiche più consistenti, è possibile portare a termine il processo di selezione della classe politica, l'unico metodo che può garantire un vincitore certo, designato direttamente dagli elettori grazie alla doppia chance elettorale attribuita loro dalla legge (e sottratta alle segreterie e ai vertici dei partiti-casta). Eppure la primarie americane sono li a dimostrare con l'evidenza dei fatti i vantaggi del processo di selezione politica dei candidati, che poi affronteranno il giudizio degli elettori.
Infine dalla proposta del Bersanellum emerge l'obiettivo squisitamente politico, contingente ed opportunistico, dell'ennesima riforma elettorale targata sinistra PD: sbarrare la strada ai pentastellati, impedendo che al secondo turno convergano sulla lista a cinque stelle voti di protesta e anti-sistema. Con il Bersanellum la sinistra PD fornisce ai grillini, dopo averli blanditi e corteggiati in più occasioni, un formidabile argomento propagandistico per contrapporsi ed attaccare di petto la casta dei partiti, che cambia le regole del gioco durante la partita, a proprio vantaggio, per impedire il cambiamento e come disperato tentativo di auto-difesa. Un'autentico assist per attirare altri consensi e vincere le elezioni!
martedì 19 luglio 2016
sabato 16 luglio 2016
I centristi vanno all'incasso dell'Italicum dopo le elezioni comunali
Le critiche e le richieste di modifica dell'Italicum si possono raggruppare in due categorie:
1-quelle di principio, che contestano la legittimità costituzionale della legge, hanno ispirato la raccolta di firme (fallita) per il referendum abrogativo e i ricorsi alla consulta che verranno presi in esame il 4 ottobre prossimo. Tre sono i punti critici della legge elettorale su cui la CC è chiamata a pronunciarsi: il premio di maggioranza eccessivo, il rischio che al ballottaggio vadano due liste con consensi minoritari e la presenza preponderante di capolisti bloccati a spese degli eletti con le preferenze;
2-quelle di convenienza contingente, per opportunismo di parte e interesse di fazione, correlate alle alterne vicende della politica nazionale, agli esiti dei sondaggi e soprattutto al consenso elettorale nelle lezioni locali, che premiano l'uno e penalizzano altri, inducendo i secondi a richiedere modifiche della legge elettorale per conseguire diversi obiettivi: scongiurare un'ipotetica sconfitta, contrastare con regole da hoc la presunta avanzata degli avversari, rafforzare il potere di veto e di condizionamento di un piccolo partito coalizzato, garantire la sopravvivenza parlamentare a partiti in di crisi di consensi. A questa seconda categoria appartiene la richiesta di attribuire il premio alla coalizione, sconosciuto nel resto del continente europeo, invece che alla lista vincente.
Per quanto riguarda la prima categoria la logica e il buon senso vorrebbero che si mettesse mano alle modifiche dell'italicum solo dopo aver acquisito il parere della Consulta in merito alle contestazioni di legittimità costituzionale sollevate dai vari comitati anti-Italicum. Che senso ha il tormentone estivo sulla revisione della legge elettorale se sulla stessa pende il giudizio della Consulta che, evidentemente, traccerà indirettamente anche le linee guida della sua successiva modifica, nel caso in cui alcuni dei suoi tratti siano cassati dai giudici costituzionali, esattamente come è accaduto con la sentenza di bocciatura del Porcellum, emessa nel gennaio di 2014. Ma in politica logica e buon senso sono sovente messi da parte per far posto ad interessi e pulsioni varie, come quelle che agitano l'estate romana del 2016 e si sono coagulate attorno alla richiesta di attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione invece che alla lista.
L'esigenza di revisione in tal senso viene avanzata con insistenza dallo schieramento trasversale che va da FI alle correnti del PD, franceschiniani e i centristi in testa, che vorrebbero mettere subito all'ordine del giorno delle camere la "manutenzione" della legge elettorale prima del pronunciamento della Consulta. Complice l'indebolimento del governo, dopo le elezioni comunali di giugno, la composita armata centrista, come previsto, ha rialzato la posta del sostegno parlamentare all'esecutivo, puntando all'agognata correzione dell'Italicum.
Per fare posto al riesame delle legge elettorale potrebbe slittare ancora di qualche mese la riforma della prescrizione, che fra poche settimane compirà "solo" due anni di iter parlamentare dalla sua presentazione ufficiale: non c'è confronto tra l'urgenza di riformare l'Italicum rispetto all'allungamento della prescrizione, che potrebbe addirittura far scontare la giusta pena ai corrotti e tengentisti, oggi regolarmente liberi grazie alla prescrizione breve ammazza-processi di berlusconiana fattura. Ma a quanto pare il rinvio a settembre della riforma della prescrizione è ormai acquisito, visto il calendario parlamentare e grazie al sostanziale sabotaggio della legge da parte dei centristi, forti del loro peso determinante nella coalizione di governo, rendita di posizione che la modifica all'Italicum potrebbe garantire anche nelle prossime legislature.
Ma c'è di più! La riforma del bicameralismo è stata motivata proprio dall'esigenza di accelerare l'iter delle leggi, spesso lungo e farraginoso come quello della revisione della prescrizione, sballottata ad hoc tra camera e senato per due anni; ed ora gli anti-Italicum vorrebbero in poche settimane rivedere la legge, dimostrando quindi che il bicameralismo non è affatto un'ostacolo quando prevale la ferrea volontà di cambiare in fretta una legge sgradita, per piegarla agli interessi di parte e al proprio tornaconto politico. Come dire che la tanto sbandierata semplificazione legislativa della riforma è solo uno specchietto per le allodole della propaganda del SI! Sarebbe un clamoroso autogol e un generoso regalo ai pentastellati, sempre pronti a gridare allo scandalo per una casta che cambia le regole del gioco elettorale pro domo sua, per sbarrare la strada al cambiamento e manipolare la partita elettorale.
1-quelle di principio, che contestano la legittimità costituzionale della legge, hanno ispirato la raccolta di firme (fallita) per il referendum abrogativo e i ricorsi alla consulta che verranno presi in esame il 4 ottobre prossimo. Tre sono i punti critici della legge elettorale su cui la CC è chiamata a pronunciarsi: il premio di maggioranza eccessivo, il rischio che al ballottaggio vadano due liste con consensi minoritari e la presenza preponderante di capolisti bloccati a spese degli eletti con le preferenze;
2-quelle di convenienza contingente, per opportunismo di parte e interesse di fazione, correlate alle alterne vicende della politica nazionale, agli esiti dei sondaggi e soprattutto al consenso elettorale nelle lezioni locali, che premiano l'uno e penalizzano altri, inducendo i secondi a richiedere modifiche della legge elettorale per conseguire diversi obiettivi: scongiurare un'ipotetica sconfitta, contrastare con regole da hoc la presunta avanzata degli avversari, rafforzare il potere di veto e di condizionamento di un piccolo partito coalizzato, garantire la sopravvivenza parlamentare a partiti in di crisi di consensi. A questa seconda categoria appartiene la richiesta di attribuire il premio alla coalizione, sconosciuto nel resto del continente europeo, invece che alla lista vincente.
Per quanto riguarda la prima categoria la logica e il buon senso vorrebbero che si mettesse mano alle modifiche dell'italicum solo dopo aver acquisito il parere della Consulta in merito alle contestazioni di legittimità costituzionale sollevate dai vari comitati anti-Italicum. Che senso ha il tormentone estivo sulla revisione della legge elettorale se sulla stessa pende il giudizio della Consulta che, evidentemente, traccerà indirettamente anche le linee guida della sua successiva modifica, nel caso in cui alcuni dei suoi tratti siano cassati dai giudici costituzionali, esattamente come è accaduto con la sentenza di bocciatura del Porcellum, emessa nel gennaio di 2014. Ma in politica logica e buon senso sono sovente messi da parte per far posto ad interessi e pulsioni varie, come quelle che agitano l'estate romana del 2016 e si sono coagulate attorno alla richiesta di attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione invece che alla lista.
L'esigenza di revisione in tal senso viene avanzata con insistenza dallo schieramento trasversale che va da FI alle correnti del PD, franceschiniani e i centristi in testa, che vorrebbero mettere subito all'ordine del giorno delle camere la "manutenzione" della legge elettorale prima del pronunciamento della Consulta. Complice l'indebolimento del governo, dopo le elezioni comunali di giugno, la composita armata centrista, come previsto, ha rialzato la posta del sostegno parlamentare all'esecutivo, puntando all'agognata correzione dell'Italicum.
Per fare posto al riesame delle legge elettorale potrebbe slittare ancora di qualche mese la riforma della prescrizione, che fra poche settimane compirà "solo" due anni di iter parlamentare dalla sua presentazione ufficiale: non c'è confronto tra l'urgenza di riformare l'Italicum rispetto all'allungamento della prescrizione, che potrebbe addirittura far scontare la giusta pena ai corrotti e tengentisti, oggi regolarmente liberi grazie alla prescrizione breve ammazza-processi di berlusconiana fattura. Ma a quanto pare il rinvio a settembre della riforma della prescrizione è ormai acquisito, visto il calendario parlamentare e grazie al sostanziale sabotaggio della legge da parte dei centristi, forti del loro peso determinante nella coalizione di governo, rendita di posizione che la modifica all'Italicum potrebbe garantire anche nelle prossime legislature.
Ma c'è di più! La riforma del bicameralismo è stata motivata proprio dall'esigenza di accelerare l'iter delle leggi, spesso lungo e farraginoso come quello della revisione della prescrizione, sballottata ad hoc tra camera e senato per due anni; ed ora gli anti-Italicum vorrebbero in poche settimane rivedere la legge, dimostrando quindi che il bicameralismo non è affatto un'ostacolo quando prevale la ferrea volontà di cambiare in fretta una legge sgradita, per piegarla agli interessi di parte e al proprio tornaconto politico. Come dire che la tanto sbandierata semplificazione legislativa della riforma è solo uno specchietto per le allodole della propaganda del SI! Sarebbe un clamoroso autogol e un generoso regalo ai pentastellati, sempre pronti a gridare allo scandalo per una casta che cambia le regole del gioco elettorale pro domo sua, per sbarrare la strada al cambiamento e manipolare la partita elettorale.
domenica 10 luglio 2016
L'Italicum tra "nominati" e "preferenziati"
Le più evidenti distorsioni propagandistiche circa L'Italicum riguardano il numero di capolisti bloccati eletti (i "nominati") e la loro percentuale rispetto agli onorevoli designati con la preferenza degli elettori (i "preferenziati") che, giova ricordarlo, era del 100% a favore dei "nominati", verso lo 0% ai tempi del Porcellum!
Basta fare 4 semplici calcoli per verificare se effettivamente i capolisti bloccati saranno i 2/3, i 3/4 o addirittura i 4/5 del totale degli eletti della camera, come sostengono i critici dell'Italicum. Ecco quindi i numeri relativi a due distinti scenari.
1-La prima ipotesi presuppone che superino la soglia di sbarramento del 3% solo 3 grandi liste nazionali, come nell'attuale assetto tripolare (centro-destra, centro-sinistra e M5S), senza altri partiti minori:
Ipotizzando che queste altre due liste si portino a casa una ventina di capolisti bloccati l'una il numero complessivo di "nominati" presenti in parlamento arriverebbe a 340 su 630 ovvero il 55% circa dell'assemblea e non certo l'80% come proclama Travaglio. Inoltre il surplus di "nominati" sarebbe solo a carico dei partiti di opposizione che, in tal modo, otterrebbero gruppi parlamentari più coesi e "fedeli" alla linea, proprio perchè debitori della carica al gruppo dirigente, e quindi meno inclini a trasformismi, cambi di casacca e di bandiera per opportunismo. Ad ogni buon conto per ridurre ulteriormente la percentuale dei "nominati" sul totale basterebbe tagliare il numero dei collegi, portandoli ad esempio da 100 a 70-80, in modo da ridurre di un analogo 20-30% i relativi capolisti bloccati.
3-Un'altro argomento "forte" dei detrattori dell'Italicum è il rischio, dato per certo e incontrovertibile, che il premier vincitore delle elezioni, al primo turno o al secondo, sarà circondato da una schiera di nominati, proni ai suoi voleri e disponibili, in quanto debitori verso il capo della propria elezione, a ricoprire il ruolo degli yes-man ad oltranza. Niente di più falso e distorto!
Basta ancora una volta fare i "conti della serva", come si diceva un tempo: se la lista vincitrice si porta a casa al massimo solo 100 nominati nei 100 piccoli collegi (meno le eventuali multicandidature) il gruppo di maggioranza sarà costituito per oltre i 2/3 da eletti con le preferenze (cioè ben 240 su 340 seggi assegnati al vincitore, grazie al premio di maggioranza). Come si può vedere dai semplici numeri quella del premier supportato da una moltitudine di docili "nominati" è solo un pio desiderio dei detrattori dell'Italicum.
Basta fare 4 semplici calcoli per verificare se effettivamente i capolisti bloccati saranno i 2/3, i 3/4 o addirittura i 4/5 del totale degli eletti della camera, come sostengono i critici dell'Italicum. Ecco quindi i numeri relativi a due distinti scenari.
1-La prima ipotesi presuppone che superino la soglia di sbarramento del 3% solo 3 grandi liste nazionali, come nell'attuale assetto tripolare (centro-destra, centro-sinistra e M5S), senza altri partiti minori:
- se tutte le tre liste superassero la percentuale minima del 15% circa in tutti i piccoli collegi elettorali (range di 5-8 seggi, con 6 di media) ognuna di esse si porterebbe a casa almeno 1 "nominato" per ogni piccolo collegio (100 collegi=100 capolisti e non 1 di più);
- ergo a livello nazionale i "nominati" sarebbero solo 300 in tutto, ovvero il 47,6% dei seggi disponibili, mentre i "preferenziati" sarebbero 330, vale a dire il 52,4% del totale;
- al numero di capolisti bloccati conquistati andrebbero però sottratti gli eventuali candidati presenti in più collegi, grazie alle multicandidature previste dall'Italicum (fino a 10), il che farebbe ulteriormente aumentare i "preferenziati", in quanto, a seguito della rinuncia del capolista "nominato" eletto in più collegi, il seggio verrebbe assegnato al primo dei non eletti con le preferenze;
- per ironia della matematica paradossalmente le multicandidature, giustamente criticate dagli avversari dell'Italicum, potrebbero incrementare il numero degli eletti con le preferenze - a scapito dei capolisti bloccati, tanto vituperati dai detrattori dell'Italicum - andando quindi incontro al loro auspicio di far prevalere il numero dei "preferenziati" sui "nominati".
Ipotizzando che queste altre due liste si portino a casa una ventina di capolisti bloccati l'una il numero complessivo di "nominati" presenti in parlamento arriverebbe a 340 su 630 ovvero il 55% circa dell'assemblea e non certo l'80% come proclama Travaglio. Inoltre il surplus di "nominati" sarebbe solo a carico dei partiti di opposizione che, in tal modo, otterrebbero gruppi parlamentari più coesi e "fedeli" alla linea, proprio perchè debitori della carica al gruppo dirigente, e quindi meno inclini a trasformismi, cambi di casacca e di bandiera per opportunismo. Ad ogni buon conto per ridurre ulteriormente la percentuale dei "nominati" sul totale basterebbe tagliare il numero dei collegi, portandoli ad esempio da 100 a 70-80, in modo da ridurre di un analogo 20-30% i relativi capolisti bloccati.
3-Un'altro argomento "forte" dei detrattori dell'Italicum è il rischio, dato per certo e incontrovertibile, che il premier vincitore delle elezioni, al primo turno o al secondo, sarà circondato da una schiera di nominati, proni ai suoi voleri e disponibili, in quanto debitori verso il capo della propria elezione, a ricoprire il ruolo degli yes-man ad oltranza. Niente di più falso e distorto!
Basta ancora una volta fare i "conti della serva", come si diceva un tempo: se la lista vincitrice si porta a casa al massimo solo 100 nominati nei 100 piccoli collegi (meno le eventuali multicandidature) il gruppo di maggioranza sarà costituito per oltre i 2/3 da eletti con le preferenze (cioè ben 240 su 340 seggi assegnati al vincitore, grazie al premio di maggioranza). Come si può vedere dai semplici numeri quella del premier supportato da una moltitudine di docili "nominati" è solo un pio desiderio dei detrattori dell'Italicum.
giovedì 30 giugno 2016
Italicum come la legge Acerbo? Un falso storico.
Una delle falsificazioni storiche della propaganda anti-Italicum è l'accostamento tra la nuova legge elettorale, di prossima entrata in vigore, e la legge Acerbo del lontano 1924, che spianò la strada al regime fascista. Basta dare un'occhiata a Wikipedia per rendersi conto delle macroscopiche differenze. Infatti la legge del Acerbo prevedeva un premio di maggioranza pari ai 2/3 dei seggi alla lista "prima classificata" purchè avesse avesse superato il 25% dei voti. Se mai era il Porcellum ad essere peggiore della famigerata legge Acerbo, in quanto privo di qualsiasi soglia minima (eventualità che su cui i detrattori dell'Italicum sorvolano).
La "lista nazionale" promossa dai fascisti superò il 60% dei voti alle elezioni del 6 aprile 1924 e quindi conseguì un'ancor più ampia maggioranza di seggi, grazie al premio truffaldino. Le differenze rispetto all'Italicum sono evidenti: premio di maggioranza al superamento del 40% con ballottaggio "eventuale" e soprattutto un limitato "bonus" di seggi al vincitore, fino al tetto massimo di 340.
L'allarme per i presunti rischi anti-democratici della legge elettorale è il cavallo di battaglia del comitato che ha promosso la raccolta di firme per indire un referendum abrogativo, prima ancora del pronunciamento della Consulta previsto per il prossimo ottobre. I refendari anti-Italicum hanno presentato due quesiti per favorire:
Circa il fatto che il ballottaggio potrebbe assegnare la maggioranza assoluta in modo sproporzionato ad un partito che avesse ottenuto meno del 25% dei consensi al primo turno valgono le seguenti contro-argomentazioni. Prima di tutto l'argomento non regge dal punto di vista logico, perchè al secondo turno il numero di elettori potrebbe essere più numeroso rispetto al primo e quindi quella percentuale potrebbe essere incrementata anche di molto. Secondariamente la critica parte dal presupposto che il ballottaggio sia un'elezione di secondaria importanza e meno "legittimante" rispetto al primo turno, il che è altrettanto illogico perchè tutti gli elettori vengono chiamati nuovamente al voto e quindi il partito vincitore del ballottaggio riceve la legittimazione maggioritaria di tutto l'elettorato e non di una sua sotto-parte.
Inoltre il rischio paventato dai referendari rientra pienamente nelle regole del gioco democratico, dal momento che la legge non individua una percentuale minima di votanti al di sotto della quale l'elezione sarebbe invalidata, come invece accade per i referendum abrogativi con meno del 50% di affluenza ai seggi. In mancanza di tale soglia minima, assente anche in caso di Referendum costituzionale confermativo, il rischio che una minoranza di consensi elettorali (assoluti e relativi) possa garantire ad un partito la maggioranza dei seggi è sempre presente a prescindere dal sistema elettorale vigente.
Infatti, in presenza di un'affluenza inferiore al 50%, anche con un sistema elettorale proporzionale un singolo partito potrebbe conseguire la maggioranza assoluta dei seggi incassando poco più del 20% dei voti. In buona sostanza il rischio paventato dai ricorrenti anti-Italicum non riguarda solo il premio di maggioranza, in caso di ballottaggio, ma qualsiasi modello di sistema elettorale in presenza di una bassa affluenza al voto, evenienza ormai abituale in buona parte delle democrazie occidentali. Si pensi ad esempio alle più recenti elezioni nel regno unito che, grazie al sistema uninominale maggioritario, hanno garantito la maggioranza parlamentare ai conservatori, nonostante abbiano incassato poco più del 30% dei voti validi.
Ma è rispetto al secondo punto che la vicenda storica della Legge Acerbo acquista un valore attuale. Le critiche all'Italicum si appuntano sugli effetti distorsivi del premio di maggioranza, per così dire, verso l'alto: premio esorbitante al primo turno e fonte di distorsione della rappresentanza democratica e rischio che il ballottaggio attribuisca la maggioranza ad un partito con consensi del 25-30% al primo turno.
Insomma l'Italicum viene accusato di essere troppo generoso e di manica larga per abbondanza di premi elettorali a chi non se li merita. Ma nessuno pensa alla situazione opposta, ovvero che l'Italicum potrebbe penalizzare un partito largamente votato dagli elettori, al primo o al secondo turno, all'opposto di quanto accadde con la legge Acerbo alle prime elezioni del ventennio fascista. Infatti con l'Italicum se al primo turno un partito conquistasse il consenso degli elettori in misura superiore al 60% si vedrebbe comunque attribuire una maggioranza di 340 seggi e così pure se in un ipotetico ballottaggio ottenesse i 2/3 o più dei voti.
In entrambi i casi si configura una distorsione del principio della rappresentatività proporzionale dell'assemblea rispetto ai voti acquisiti, ma opposto a quello di cui è accusato dai referendari, ossia verso il basso. Tuttavia si tratta di un'ingiustizia, per così dire, a fin di bene; a differenza della legge Acerbo, l'Italicum riduce il rischio di una dittatura della maggioranza, in senso metaforico ma anche proprio. L'attuale legge elettorale è tacciata di spirito anti-democratico, in quanto consegnerebbe la maggioranza dei seggi ad un partito minoritario, consentendo allo stesso di occupare le istituzioni di garanzia con nomine a maggioranza qualificata.
Tuttavia l'Italicum, come dimostra l'esempio sopra riportato, penalizza in termini di seggi proprio chi grazie a consensi elettorali superiori al 60% avrebbe diritto ad una pari maggioranza a suo favore, con la quale potrebbe fare il bello e il cattivo tempo a livello istituzionale. Come si vede l'Italicum invece che un rischio per la democrazia, con il combinato disposto con la riforma costituzionale, si rivela una legge profondamente rispettosa degli equilibri democratici e dei poteri costituzionali, all'opposto della famigerata legge Acerbo.
La "lista nazionale" promossa dai fascisti superò il 60% dei voti alle elezioni del 6 aprile 1924 e quindi conseguì un'ancor più ampia maggioranza di seggi, grazie al premio truffaldino. Le differenze rispetto all'Italicum sono evidenti: premio di maggioranza al superamento del 40% con ballottaggio "eventuale" e soprattutto un limitato "bonus" di seggi al vincitore, fino al tetto massimo di 340.
L'allarme per i presunti rischi anti-democratici della legge elettorale è il cavallo di battaglia del comitato che ha promosso la raccolta di firme per indire un referendum abrogativo, prima ancora del pronunciamento della Consulta previsto per il prossimo ottobre. I refendari anti-Italicum hanno presentato due quesiti per favorire:
- la restituzione ai cittadini del potere di scegliere i propri rappresentanti, mediante la cancellazione della priorità assegnata alla figura dei capi-lista nei vari collegi e della facoltà loro concessa di candidature plurime (fino a 10), che consente alle segreterie di partito il potere di nominare gran parte dei deputati;
- l’abbandono del meccanismo del ‘premio’, che assegna di fatto la maggioranza assoluta alla lista (cioè al partito) che ottiene il 40% dei voti, e del ‘ballottaggio’, che amplifica gli effetti negativi del ‘premio’, assegnandolo alla lista che, pur non avendo ottenuto nemmeno il 40%, vince il secondo turno indipendentemente dal numero dei votanti; si potrebbe così assegnare un potere assolutamente sproporzionato a un partito che avesse ottenuto meno del 25% (per esempio) dei consensi. Il quesito è volto a ristabilire l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto e ad assicurare il carattere rappresentativo della assemblea parlamentare.
Circa il fatto che il ballottaggio potrebbe assegnare la maggioranza assoluta in modo sproporzionato ad un partito che avesse ottenuto meno del 25% dei consensi al primo turno valgono le seguenti contro-argomentazioni. Prima di tutto l'argomento non regge dal punto di vista logico, perchè al secondo turno il numero di elettori potrebbe essere più numeroso rispetto al primo e quindi quella percentuale potrebbe essere incrementata anche di molto. Secondariamente la critica parte dal presupposto che il ballottaggio sia un'elezione di secondaria importanza e meno "legittimante" rispetto al primo turno, il che è altrettanto illogico perchè tutti gli elettori vengono chiamati nuovamente al voto e quindi il partito vincitore del ballottaggio riceve la legittimazione maggioritaria di tutto l'elettorato e non di una sua sotto-parte.
Inoltre il rischio paventato dai referendari rientra pienamente nelle regole del gioco democratico, dal momento che la legge non individua una percentuale minima di votanti al di sotto della quale l'elezione sarebbe invalidata, come invece accade per i referendum abrogativi con meno del 50% di affluenza ai seggi. In mancanza di tale soglia minima, assente anche in caso di Referendum costituzionale confermativo, il rischio che una minoranza di consensi elettorali (assoluti e relativi) possa garantire ad un partito la maggioranza dei seggi è sempre presente a prescindere dal sistema elettorale vigente.
Infatti, in presenza di un'affluenza inferiore al 50%, anche con un sistema elettorale proporzionale un singolo partito potrebbe conseguire la maggioranza assoluta dei seggi incassando poco più del 20% dei voti. In buona sostanza il rischio paventato dai ricorrenti anti-Italicum non riguarda solo il premio di maggioranza, in caso di ballottaggio, ma qualsiasi modello di sistema elettorale in presenza di una bassa affluenza al voto, evenienza ormai abituale in buona parte delle democrazie occidentali. Si pensi ad esempio alle più recenti elezioni nel regno unito che, grazie al sistema uninominale maggioritario, hanno garantito la maggioranza parlamentare ai conservatori, nonostante abbiano incassato poco più del 30% dei voti validi.
Ma è rispetto al secondo punto che la vicenda storica della Legge Acerbo acquista un valore attuale. Le critiche all'Italicum si appuntano sugli effetti distorsivi del premio di maggioranza, per così dire, verso l'alto: premio esorbitante al primo turno e fonte di distorsione della rappresentanza democratica e rischio che il ballottaggio attribuisca la maggioranza ad un partito con consensi del 25-30% al primo turno.
Insomma l'Italicum viene accusato di essere troppo generoso e di manica larga per abbondanza di premi elettorali a chi non se li merita. Ma nessuno pensa alla situazione opposta, ovvero che l'Italicum potrebbe penalizzare un partito largamente votato dagli elettori, al primo o al secondo turno, all'opposto di quanto accadde con la legge Acerbo alle prime elezioni del ventennio fascista. Infatti con l'Italicum se al primo turno un partito conquistasse il consenso degli elettori in misura superiore al 60% si vedrebbe comunque attribuire una maggioranza di 340 seggi e così pure se in un ipotetico ballottaggio ottenesse i 2/3 o più dei voti.
In entrambi i casi si configura una distorsione del principio della rappresentatività proporzionale dell'assemblea rispetto ai voti acquisiti, ma opposto a quello di cui è accusato dai referendari, ossia verso il basso. Tuttavia si tratta di un'ingiustizia, per così dire, a fin di bene; a differenza della legge Acerbo, l'Italicum riduce il rischio di una dittatura della maggioranza, in senso metaforico ma anche proprio. L'attuale legge elettorale è tacciata di spirito anti-democratico, in quanto consegnerebbe la maggioranza dei seggi ad un partito minoritario, consentendo allo stesso di occupare le istituzioni di garanzia con nomine a maggioranza qualificata.
Tuttavia l'Italicum, come dimostra l'esempio sopra riportato, penalizza in termini di seggi proprio chi grazie a consensi elettorali superiori al 60% avrebbe diritto ad una pari maggioranza a suo favore, con la quale potrebbe fare il bello e il cattivo tempo a livello istituzionale. Come si vede l'Italicum invece che un rischio per la democrazia, con il combinato disposto con la riforma costituzionale, si rivela una legge profondamente rispettosa degli equilibri democratici e dei poteri costituzionali, all'opposto della famigerata legge Acerbo.
mercoledì 29 giugno 2016
Grande successo del gioco di società dell'estate 2016: partecipate anche voi a "modifichiamo l'Italicum"!
Il gioco di società che spopola nell'estate 2016 (modifichiamo l'Italicum) si arricchisce di sempre nuovi giocatori e di inedite mosse. Oggi si sono fatti avanti altri protagonisti, che hanno calato i loro atout: Sinistra Italiana e il governatore pugliese Emiliano. Sono previsti ricchi premi per chi azzecca la modifica vincente!
1-La mozione di SI, presentata alla camera contro l'Italicum, fa riferimento alla sentenza della Consulta sul Porcellum, sottolineando come anche l'Italicum presenti gli stessi "vizi" della vecchia legge elettorale. Niente di più impreciso e distorto: infatti nelle conclusioni della sentenza del gennaio 2014 di bocciatura del Porcellum in ben 6 passaggi si sottolinea l'esigenza che la legge elettorale preveda "una ragionevole soglia" per l'attribuzione del premio di maggioranza. Soglia assente nel Porcellum, e perciò costata alla vecchia legge la bocciatura per incostituzionalità, ed invece presente nell'Italicum, nella misura del 40%. La differenza tra le due leggi è evidente e solo la disonestà intellettuale può far dire che l'italicum presenti gli stessi "vizi" del Porcellum. Il problema per l'Italicum sarà di capire se la Consulta ritiene ragionevole o irragionevole la soglia del 40%, per far scattare il premio di maggioranza. Infatti in assenza di una soglia minima "si può verificare in concreto una distorsione fra voti espressi ed attribuzione di seggi che, pur essendo presente in qualsiasi sistema elettorale, nella specie assume una misura tale da comprometterne la compatibilità con il principio di eguaglianza del voto". Ad ottobre capiremo se il premio che scatta al superamento della soglia del 40% dell'Italicum può rientrare o meno nella distorsione tra voti e seggi fisiologicamente "presente in ogni sistema elettorale" (ad esempio nel vecchio maggioritario, pre Mattarellum).
Quanto alla seconda motivazione contra Italicum - la questione dei capolisti bloccati - la mozione osserva come nella legge che entretà in vigore tra pochi giorni, seppur siano ammesse le preferenze "si prevedono tuttavia capolista bloccati" con il voto di preferenza "relegato ad un ruolo subordinato rispetto ai capolista, riguardando esclusivamente la lista che vincerà conseguirà il premio". Niente di più impreciso e soprattutto falso, poichè il rapporto tra "bloccati" e "preferenziati" cambia in rapporto a diverse variabili (ad esempio il numero di liste nazionali in lizza e il numero di pluricandidature "bloccate" presentate da ogni lista): va da se che il numero massimo di capolisti bloccati da mandare in parlamento è uguale a 100, cioè pari ai 100 collegi, meno le eventuali pluricandidature presentate che lasceranno spazio al secondo eletto con le preferenze. Se si considera che la maggioranza otterrà in totale 340 seggi su 630 (100 bloccati + almeno 240 preferenziati) significa i rimanenti 290 saranno appannaggio degli altri due schieramenti; i quali otterranno sempre i loro 100 capolisti bloccati + almeno qualche altra decina di seggi con deputati eletti grazie alle preferenze. Se poi i poli fossero solo due, il numero degli eletti con le preferenze nel partito minoritario sarebbero addirittura superiori ai 100 capilista bloccati. Ma a SI sanno far di conto?
2- La discesa in campo dell'altro giocatore (l'Emiliano pugliese, intervistato oggi da La Repubblica) è meno eclatante e sembra proporre, quasi per diletto e senza troppa convinzione, di archiviare premio di maggioranza, soglia minima del 40% e ballottaggio eventuale - giudicati incostituzionali - per sostituirli con un sistema elettorale simile a quello vigente nelle elezioni regionali; vale a dire turno unico e premio per il vincitore, grazie al quale "c'e' sempre uno che vince e l'altro che perde", risultato propiziato ad esempio dal sistema elettorale che ha consentito al governatore ligure Toti di avere la maggioranza dei seggi con poco più del 30% dei consensi nelle urne. Come se il pacchetto di voti conquistato dal "listino" del governatore vincente nell'unico turno di voto non fosse assimilabile ad un vero e proprio premio maggioranza, per giunta con l'aggravante di scattare senza quella "ragionevole soglia" minima indicata nei 6 passaggi della sentenza del Porcellum come requisito indispensabile per superare l'esame di costituzionalità di ogni legge elettorale. Surreale. La domanda sorge spontanea: l'ex magistrato Emiliano avrà letto la sentenza della Consulta?
1-La mozione di SI, presentata alla camera contro l'Italicum, fa riferimento alla sentenza della Consulta sul Porcellum, sottolineando come anche l'Italicum presenti gli stessi "vizi" della vecchia legge elettorale. Niente di più impreciso e distorto: infatti nelle conclusioni della sentenza del gennaio 2014 di bocciatura del Porcellum in ben 6 passaggi si sottolinea l'esigenza che la legge elettorale preveda "una ragionevole soglia" per l'attribuzione del premio di maggioranza. Soglia assente nel Porcellum, e perciò costata alla vecchia legge la bocciatura per incostituzionalità, ed invece presente nell'Italicum, nella misura del 40%. La differenza tra le due leggi è evidente e solo la disonestà intellettuale può far dire che l'italicum presenti gli stessi "vizi" del Porcellum. Il problema per l'Italicum sarà di capire se la Consulta ritiene ragionevole o irragionevole la soglia del 40%, per far scattare il premio di maggioranza. Infatti in assenza di una soglia minima "si può verificare in concreto una distorsione fra voti espressi ed attribuzione di seggi che, pur essendo presente in qualsiasi sistema elettorale, nella specie assume una misura tale da comprometterne la compatibilità con il principio di eguaglianza del voto". Ad ottobre capiremo se il premio che scatta al superamento della soglia del 40% dell'Italicum può rientrare o meno nella distorsione tra voti e seggi fisiologicamente "presente in ogni sistema elettorale" (ad esempio nel vecchio maggioritario, pre Mattarellum).
Quanto alla seconda motivazione contra Italicum - la questione dei capolisti bloccati - la mozione osserva come nella legge che entretà in vigore tra pochi giorni, seppur siano ammesse le preferenze "si prevedono tuttavia capolista bloccati" con il voto di preferenza "relegato ad un ruolo subordinato rispetto ai capolista, riguardando esclusivamente la lista che vincerà conseguirà il premio". Niente di più impreciso e soprattutto falso, poichè il rapporto tra "bloccati" e "preferenziati" cambia in rapporto a diverse variabili (ad esempio il numero di liste nazionali in lizza e il numero di pluricandidature "bloccate" presentate da ogni lista): va da se che il numero massimo di capolisti bloccati da mandare in parlamento è uguale a 100, cioè pari ai 100 collegi, meno le eventuali pluricandidature presentate che lasceranno spazio al secondo eletto con le preferenze. Se si considera che la maggioranza otterrà in totale 340 seggi su 630 (100 bloccati + almeno 240 preferenziati) significa i rimanenti 290 saranno appannaggio degli altri due schieramenti; i quali otterranno sempre i loro 100 capolisti bloccati + almeno qualche altra decina di seggi con deputati eletti grazie alle preferenze. Se poi i poli fossero solo due, il numero degli eletti con le preferenze nel partito minoritario sarebbero addirittura superiori ai 100 capilista bloccati. Ma a SI sanno far di conto?
2- La discesa in campo dell'altro giocatore (l'Emiliano pugliese, intervistato oggi da La Repubblica) è meno eclatante e sembra proporre, quasi per diletto e senza troppa convinzione, di archiviare premio di maggioranza, soglia minima del 40% e ballottaggio eventuale - giudicati incostituzionali - per sostituirli con un sistema elettorale simile a quello vigente nelle elezioni regionali; vale a dire turno unico e premio per il vincitore, grazie al quale "c'e' sempre uno che vince e l'altro che perde", risultato propiziato ad esempio dal sistema elettorale che ha consentito al governatore ligure Toti di avere la maggioranza dei seggi con poco più del 30% dei consensi nelle urne. Come se il pacchetto di voti conquistato dal "listino" del governatore vincente nell'unico turno di voto non fosse assimilabile ad un vero e proprio premio maggioranza, per giunta con l'aggravante di scattare senza quella "ragionevole soglia" minima indicata nei 6 passaggi della sentenza del Porcellum come requisito indispensabile per superare l'esame di costituzionalità di ogni legge elettorale. Surreale. La domanda sorge spontanea: l'ex magistrato Emiliano avrà letto la sentenza della Consulta?
venerdì 24 giugno 2016
Partecipate tutti all'ultimo gioco di società: "modifichiamo l'Italicum"!
Dall'inizio dell'anno spopola un nuovo gioco di società, in gran voga nei salotti politico-giornalistici: è il "modifichiamo l'Italicum". Vi si dedicano con alacre impegno soprattutto gli oppositori di varia provenienza del governo e, tra i giornalisti, quelli di Repubblica, con in testa Stefano Folli, neo-notista politico in arrivo dal Sole 24 Ore. Il bizzarro gioco di società consiste nel modificare una legge elettorale mai entrata in vigore e mai applicata, ma invisa a molti, nel tentativo di modificarla a proprio vantaggio o perlomeno per evitare che altri se ne possano avvantaggiare. Ci sono voluti "solo" 10 anni di estenuanti discussioni, trattative e mediazioni per modificare il Porcellum ed ora in 10 settimane si vorrebbe fare altrettanto con una legge mai testata e nel bel mezzo di una campagna referendaria di impatto storico. Un proposito a dir poco surreale.....
Non conta la verifica empirica sul campo per stabilire se l’Italicum è in grado di conseguire gli obiettivi di una buona legge elettorale: garantire la rappresentanza democratica degli elettori e, nel contempo, la cosiddetta governabilità, ovvero una chiara maggioranza a sostegno di un governo solido e coeso, sottratto possibilmente ai condizionamenti di alleanze composite e frammentate. Ai giocatori importa solo di cambiare la perfida legge, senza nemmeno conoscere il parere di merito della Corte Costituzionale. Tre sono le critiche prevalenti rivolte all’Italicum: il fatto di prevedere una premio di maggioranza al partito e non alla coalizione, l’entità esorbitante del premio al primo turno e il limitato numero di eletti con le preferenze, a vantaggio dei capolisti bloccati (anche se in realtà la proporzione è vicina al fifty-fifty).
Le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato che non esistono più macroaree ad egemonia politica di sinistra o di destra, com'era storicamente l'Italia fino alla fine del secolo, ma una geografia politica a macchie di leopardo, complice il tripolarismo e quella sorta di terno all'otto del ballottaggio che rimescola le carte e offre nuove opportunità agli elettori (vedi il clamoroso recupero di 20 punti dei pentastellati a Torino). Ebbene quali sono le modifiche all'Italicum che propone il Folli? L'uninominale a doppio turno, che è il modo migliore per avere un parlamento diviso in tre blocchi, senza una chiara maggioranza e quindi ingovernabile e instabile, come hanno dimostrato le simulazioni elettorale fatte in questi anni con l'uninominale maggioritario e come confermato dalla varietà dagli esiti delle recenti elezioni comunali. C'è poco da fare: in un sistema tripolare senza premio di maggioranza su base nazionale e ballottaggio "eventuale", difficilmente un solo polo può conseguire una maggioranza solida ed autonoma, che eviti la paralisi parlamentare (Spagna docet) o la necessità di grandi coalizioni improbabili e litigiose.
Anche i pentastellati sono della partita con la loro proposta di legge elettorale, il cosiddetto Toninellum, dal cognome del suo autore che lo descrive per sommi capi in un recente articolo di Repubblica: proporzionale con forte correttivo maggioritario (altrimenti detto, a casa mia, premio di maggioranza), collegi piccolissimi con conseguente sbarramento elevato fino al 6-7%, scomparsa delle coalizioni per consentire ad un'unica forza politica di governare il paese e agli elettori di scegliere i loro rappresentanti. Manca solo il ballottaggio e poi siamo alla fotocopia dell'Italicum, con l'aggravante di una soglia di sbarramento altissima e marcatamente anti-democratica, quella si ad alto rischio di bocciatura della Consulta.
Eppure per migliorare l’Italicum, venendo incontro ai suoi critici più accaniti, basterebbero due semplici modifiche, per risolvere in maniera definitiva il problema dell’esorbitante premio di maggioranza e della scarsa percentuale degli aletti con le preferenze. I due numeri da cambiare sono quelli dei 100 mini collegi elettorali e della soglia del 40% che fa scattare il premio di maggioranza al primo turno: il numero magico è 45. Basterebbe sostituire entrambi con questa cifra per superare tutte le criticità: da un lato, con una soglia del 45% si dimezzerebbe l’attuale premio (peraltro anche con il proporzionale secco il "vincitore" poteva godere di un "bonus" di seggi dell'ordine del 3-5%) e, dall'altro, il numero di capolisti bloccati passerebbero, stante l’assetto tripolare, dagli attuali 300 a 135-160, ovvero 1/4 circa dei 630 seggi complessivi della camera. Troppo semplice, efficace e soprattutto assai meno divertente, come passatempo di società, del "modifichiamo l'Italicum".
P.S. Da indiscrezioni giornalistiche pare che l'uninominale maggioritario non convinca più nemmeno la sinistra PD. Ecco quindi spuntare dal cilindro magico di Miguel Gotor la soluzione definitiva: un turno unico con i collegi e il premio di maggioranza, ovvero una via di mezzo tra un neo-Porcellum e il redivivo Mattarellum, ma con la garanzia dell'ingovernabilità e senza la soglia minima per il premio di maggioranza, mancanza che è costata al Porcellum la bocciatura della Consulta. Semplicemente geniale!
Non conta la verifica empirica sul campo per stabilire se l’Italicum è in grado di conseguire gli obiettivi di una buona legge elettorale: garantire la rappresentanza democratica degli elettori e, nel contempo, la cosiddetta governabilità, ovvero una chiara maggioranza a sostegno di un governo solido e coeso, sottratto possibilmente ai condizionamenti di alleanze composite e frammentate. Ai giocatori importa solo di cambiare la perfida legge, senza nemmeno conoscere il parere di merito della Corte Costituzionale. Tre sono le critiche prevalenti rivolte all’Italicum: il fatto di prevedere una premio di maggioranza al partito e non alla coalizione, l’entità esorbitante del premio al primo turno e il limitato numero di eletti con le preferenze, a vantaggio dei capolisti bloccati (anche se in realtà la proporzione è vicina al fifty-fifty).
Le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato che non esistono più macroaree ad egemonia politica di sinistra o di destra, com'era storicamente l'Italia fino alla fine del secolo, ma una geografia politica a macchie di leopardo, complice il tripolarismo e quella sorta di terno all'otto del ballottaggio che rimescola le carte e offre nuove opportunità agli elettori (vedi il clamoroso recupero di 20 punti dei pentastellati a Torino). Ebbene quali sono le modifiche all'Italicum che propone il Folli? L'uninominale a doppio turno, che è il modo migliore per avere un parlamento diviso in tre blocchi, senza una chiara maggioranza e quindi ingovernabile e instabile, come hanno dimostrato le simulazioni elettorale fatte in questi anni con l'uninominale maggioritario e come confermato dalla varietà dagli esiti delle recenti elezioni comunali. C'è poco da fare: in un sistema tripolare senza premio di maggioranza su base nazionale e ballottaggio "eventuale", difficilmente un solo polo può conseguire una maggioranza solida ed autonoma, che eviti la paralisi parlamentare (Spagna docet) o la necessità di grandi coalizioni improbabili e litigiose.
Anche i pentastellati sono della partita con la loro proposta di legge elettorale, il cosiddetto Toninellum, dal cognome del suo autore che lo descrive per sommi capi in un recente articolo di Repubblica: proporzionale con forte correttivo maggioritario (altrimenti detto, a casa mia, premio di maggioranza), collegi piccolissimi con conseguente sbarramento elevato fino al 6-7%, scomparsa delle coalizioni per consentire ad un'unica forza politica di governare il paese e agli elettori di scegliere i loro rappresentanti. Manca solo il ballottaggio e poi siamo alla fotocopia dell'Italicum, con l'aggravante di una soglia di sbarramento altissima e marcatamente anti-democratica, quella si ad alto rischio di bocciatura della Consulta.
Eppure per migliorare l’Italicum, venendo incontro ai suoi critici più accaniti, basterebbero due semplici modifiche, per risolvere in maniera definitiva il problema dell’esorbitante premio di maggioranza e della scarsa percentuale degli aletti con le preferenze. I due numeri da cambiare sono quelli dei 100 mini collegi elettorali e della soglia del 40% che fa scattare il premio di maggioranza al primo turno: il numero magico è 45. Basterebbe sostituire entrambi con questa cifra per superare tutte le criticità: da un lato, con una soglia del 45% si dimezzerebbe l’attuale premio (peraltro anche con il proporzionale secco il "vincitore" poteva godere di un "bonus" di seggi dell'ordine del 3-5%) e, dall'altro, il numero di capolisti bloccati passerebbero, stante l’assetto tripolare, dagli attuali 300 a 135-160, ovvero 1/4 circa dei 630 seggi complessivi della camera. Troppo semplice, efficace e soprattutto assai meno divertente, come passatempo di società, del "modifichiamo l'Italicum".
P.S. Da indiscrezioni giornalistiche pare che l'uninominale maggioritario non convinca più nemmeno la sinistra PD. Ecco quindi spuntare dal cilindro magico di Miguel Gotor la soluzione definitiva: un turno unico con i collegi e il premio di maggioranza, ovvero una via di mezzo tra un neo-Porcellum e il redivivo Mattarellum, ma con la garanzia dell'ingovernabilità e senza la soglia minima per il premio di maggioranza, mancanza che è costata al Porcellum la bocciatura della Consulta. Semplicemente geniale!
domenica 12 giugno 2016
L'armata Brancaleone anti l'Italicum è sempre all'opera
Anche
le elezioni comunali del giugno 2016 sono state contrappuntate da
episodi poco chiari di manipolazione del voto, da ambigui tentativi
di distorsione dei risultati, in
una sequenza che parte ben
prima della campagna elettorale.
Tutto è iniziato con le primarie del PD napoletano, che hanno visto
all'opera alcuni candidati impegnati,
all'esterno dei seggi, a
distribuire
spiccioli
ai potenziali elettori per favorire una certa candidatura.
Probabilmente si
è trattato di fatti scarsamente rilevanti sul piano penale, ma
comunque sintomatici di un certo modo di intendere la militanza
politica. Se i protagonisti di questi episodi non hanno avuto
alcun ritegno ad esibire certi comportamenti sulla pubblica via di
una grande città come Napoli, cosa può accadere in privato, lontano
dall'occhio indiscreto delle videocamere, nella
miriade di piccoli paesi
a
rischio sparsi
per la penisola?
Alla
vigilia del voto è scesa in campo la commissione Antimafia, che ha
radiografato le liste di un piccolo campione di comuni sciolti in
precedenza per infiltrazioni della criminalità organizzata. La
conclusione dell'indagine è stata netta e, tutto sommato, abbastanza
scontata:
le liste civiche, autonome dai partiti e solitamente promosse da
piccole
aggregazioni civiche
nei comuni minori, sono a
più alto
rischio di
infiltrazioni
della criminalità organizzata, per orientare il consenso verso
interessi di lobby locali, più o meno trasparenti e legali. Lo
strumento principale per favorire l'ingresso nelle istituzioni locali
di personaggi ambigui o con legami poco commendevoli, come quelli
documentati dall'antimafia, è il voto di preferenza opportunamente
pilotato. Se
poi la lista civica è anche alleata ad un candidato sindaco di un
partito nazionale,
con buone chaces di vittoria o di arrivare al ballottaggio, il “peso”
dei pochi consensi e degli eletti nella lista locale è ancor più
rilevante.
Infine,
dopo il primo turno sono state avviate alcune iniziative giudiziarie,
sempre nel capoluogo campano, per sospetto voto di scambio a carico
di due candidate presenti nella lista del PD, peraltro esclusa dal
ballottaggio. Per ora si tratta solo di ipotesi di reato, che hanno
motivato la perquisizione della sede cittadina del PD, e quindi è
prematuro qualsiasi conclusione circa gli esiti della vicenda. In
ogni caso l'immagine e la “reputazione” del PD partenopeo non ne
esce certo rafforzata e nobilitata. Il commissariamento della
federazione napoletana, annunciato da Renzi dopo la debacle del primo
turno, appare ancor più necessario ed anzi ci si chiede come mai non
sia stato adottato prima di
tali episodi.
Queste
vicende dimostrano con l'evidenza
dei
fatti che il brodo di coltura per la manipolazione del consenso
elettorale sta nel combinato disposto tra
premio di maggioranza alla coalizione e
voto di preferenza
individuale;
la proliferazione
di
liste civiche
ad
personam, specie
se coalizzate
con il
partito maggiore, favorisce
le ambizioni dei tanti
Ghino di Tacco locali,
pronti
a
salire sul carro del vincitore per
far valere il loro potere di interdizione. L'obiettivo
è sempre
lo stesso:
far
leva
su
una nicchia
ecologica sociale
per lucrare sulla rendita di posizione di un
pacchetto
di voti,
modesto
ma
determinante per la vittoria finale del candidato sindaco, sfruttando
al massimo la
notorietà e
i legami sociali dei
candidati in
grado di
rastrellare il maggior numero di preferenze,
anche
grazie
alla promessa di benefici
clientelari, per non dire di peggio (vedasi il caso emblematico delle lezioni comunali a Platì).
L'Italicum,
per fortuna, ha fatto piazza pulita del premio di maggioranza alla
coalizione e ha ridimensionato il voto di preferenza, in un
bilanciamento fifty-fifty rispetto ai cosiddetti capilista bloccati.
I fautori della revisione della legge elettorale vorrebbero invece
re-introdurre proprio le due regole che stanno alla base dei
potenziali fenomeni di distorsione e manipolazione del consenso
elettorale, come dimostrano i
fatti sopra riportati.
A favore di una revisione dell'Italicum, non ancora in
vigore e lontano dalla sua prima verifica sul campo, si è coagulata
un'alleanza trasversale che accomuna gli oppositori del segretario
PD, dalla sinistra interna a quella “esterna”, ed
alcuni
commentatori politici come Eugenio Scalfari e Stefano Folli, da mesi
impegnati in
una bizzarra demolizione
preventiva dell'Italicum.
L'ex
direttore de La Repubblica si è spinto addirittura a subordinare il
proprio voto favorevole alla riforma costituzionale alla revisione
della legge elettorale. Proposta irrazionale e a dir poco
irrealistica, specie a fronte di meno 3 mesi di lavori parlamentari
prima del referendum costituzionale, con un calendario già fitto di
impegni legislativi e un fronte “rivisionista” quanto mai
frammentato, contraddittorio e diviso al proprio interno.
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