domenica 29 novembre 2015

Pregi e difetti dell'Italicum

L’Italicum non è il migliore dei sistemi elettorali al mondo, non essendo privo di limiti e imperfezioni varie. Tuttavia leggendo certe critiche sembra quasi che sia stata preceduta da una legge bellissima e priva di ogni difetto, la migliore delle leggi possibili e non invece quella Porcata bocciata dalla consulta, per il fatto di:

1-attribuire in un unico turno la maggioranza assoluta dei seggi anche ad un partito o coalizione con percentuali di voti ben lontane dal 50%, cioè inferiori al 30% come nel 2013, e in teorie anche poco più del 20% delle schede valide;
2-in virtù dell’assenza di una soglia minima e di un conseguente premio di maggioranza smisurato e virtualmente illimitato, quindi smodatamente distorsivo del principio della rappresentanza proporzionale.

A queste due macroscopiche storture ha posto rimedio l’Italicum, con la ragionevole soglia minima per un premio limitato (altro che “smisurato”) e il ballottaggio “eventuale”; è buffo, ma per i suoi critici la correzione di queste due palesi anomalie costituzionali pare abbia addirittura aggravato la situazione, tanto da dipingere l’Italiucm come foriero di una “distorsione gravissima della rappresentanza” perfino peggiore del Porcellum, il che è tutto dire e sintomo di una scotomizzazione amnesia del recente passato.
Quanto al rischio che i cittadini eleggano indirettamente, grazie ai due turni e al premio di maggioranza, il capo del governo, non è ciò che accade di routine in nazioni come il Regno Unito, noto sistema politico totalitario e liberticida? Laddove il leader del partito vincitore diviene automaticamente premier, talvolta con consensi attorno al 30%, grazie al più disproporzionale e distorsivo dei sistemi elettorali, ovvero l’uninominale maggioritario a turno unico. Un’autentica dittatura da maggioranza “garantita”, che fa rigirare nel loculo da quasi due secoli il visconte Alexis de Tocqueville.

Per non parlare delle presidenziali in USA o in Francia; l’elezione del presidente francese si abbina di norma ad una maggioranza parlamentare a suo favore, talvolta di entità bulgara, grazie al doppio turno maggioritario, senza che nessuno se ne scandalizzi o gridi alla dittatura. Le maggiori garanzie verso presunte derive autoritarie restano la mancanza del vincolo di mandato e la maggioranza qualificata per l’elezione degli organi di garanzia costituzionale, entrambe confermate dalla riforma costituzionale.
Il rischio che un partito con consensi minoritari si aggiudichi la maggioranza assoluta degli eletti è comune a tutti i sistemi elettorali, maggioritari o proporzionali, a singolo o doppio turno, perché dipende dal numero di cittadini che decidono di disertare le urne e non dalle modalità di elezione dei loro rappresentanti. Sebbene gli astenuti come gli assenti hanno sempre torto, la democrazia rappresentativa versa in uno stato di profonda crisi in tutto l’occidente, trascinata dall’impopolarità dei partiti, dal discredito delle varie caste e da una corruzione politica endemica. Basta considerare l’affluenza al voto delle presidenziali USA, dove Obama nel 2012 è stato eletto con poco più del 50% consensi, ovvero un pugno di voti in più del suo avversario, a fronte di un’affluenza al voto del solo 49%. In sostanza è diventato presidente con meno del 25% dei voti complessivi e nessuno si è stracciato le vesti.

La garanzia di una maggiore governabilità deriva non tanto dal doppio turno, ma dal (limitato) premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione, come prevedeva il Porcellum, che non a caso ha prodotto maggioranze tanto composite quanto litigiose e fragili. Ben diverso è stato l’esito delle elezioni comunali nell’ultimo ventennio, in quanto a governabilità, anche se tra doppio turno delle elezioni locali e Italicum vi è solo un’analogia di fondo.  

Nel passaggio dal primo turno al ballottaggio cambia completamente il panorama elettorale e la cornice decisionale offerta al cittadino: da una scelta multipartitica si passa ad un’opzione bipolare alternativa, aut/aut, cioè a favore dell’uno e  contro l’altro contendente al II° turno (e non è detto che questa possibilità non incentivi la partecipazione al voto di indecisi e astenuti). Il superamento della maggioranza assoluta al ballottaggio attribuisce una piena legittimità democratica al vincitore, a prescindere dai consensi conquistati al primo turno; legittimazione incommensurabile rispetto allo smisurato (e illegittimo) premio di maggioranza attribuito in un unico turno dal Porcellum al partito di maggioranza relativa, di cui si è curiosamente persa memoria.
Infine la necessità di una soglia minima di voti a garanzia della validità del voto attiene ad ogni elezione, sia a doppio turno che singolo; il mancato raggiungimento del 50% di votanti costituisce un problema generale e trasversale ai diversi sistemi elettorali, che testimonia la profonda crisi della democrazia rappresentativa a prescindere dal sistema elettorale. Il discredito di cui soffrono la politica e i partiti, testimoniato da un astensione talvolta maggioritaria, è la causa  della disaffezione al voto e non certo l’effetto o la dimostrazione della presunta illegittimità di una legge elettorale. Lo si potrebbe risolvere solo con l’invalidazione delle elezioni, come accade con i referendum abrogativi che non superano il 50% di affluenza ai seggi, ma a prezzo della ripetizione delle votazioni anche più volte, magari restando per un bel po’ senza governo. Ma ce la vedete la democrazia USA che replica le elezioni presidenziali perché le schede sono risultate inferiori al 50% degli aventi diritto, magari solo per un pugno di voti?

Eppure gli evidenti limiti dell’Italicum potrebbero essere superati con pochi ma sostanziali ritocchi:
  • l’innalzamento al 42-45% della soglia per un limitato premio di maggioranza, reso quindi ancor più ragionevole;
  • la riduzione del numero dei collegi con il raddoppio dei seggi in palio, in modo da garantire un maggiore equilibrio tra capolisti bloccati ed eletti con le preferenze, specie per i piccoli partiti;
  • la riduzione drastica della pluricandidature nei collegi, dalle attuali 10 a 2-3, e della soglia di sbarramento del I° turno, dal 3% al 2% per favorire la rappresentanza delle minoranze.