mercoledì 19 novembre 2014

Italicum 2.0 ovvero i pregi del premio alla lista



La commissione affari costituzionali del Senato ha iniziato l’esame dell’Italicum a più di sei mesi dall’approvazione del testo della legge elettorale da parte della Camera. Si profila un accordo di massima tra le forze politiche “riformatrici” incentrato su alcuni punti chiave: premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, capolista “bloccato” ovvero eletto in automatico, doppia preferenza di genere per gli altri candidati, innalzamento della soglia per il premio di maggioranza/ballottaggio e revisione delle soglia di sbarramento. Queste ipotesi di revisione dell’ Italicum “prima maniera” cambiano i connotati della legge fino a trasformare radicalmente la natura del testo licenziato dalla camera, in particolare per le conseguenze dell’attribuzione del  premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione. Vediamo schematicamente in dettaglio i pregi dell'Italicum 2.0.

1-Il premio di maggioranza alla coalizione in passato ha sempre favorito la formazione di alleanze composite e diversificate, a rischio di litigiosità e scarsa coesione in caso di vittoria elettorale, mentre in teoria il premio alla lista dovrebbe disincentivare questa strategia elettorale. Tuttavia anche premiando un singolo partito in lizza, al primo o al II° turno, rimane sempre aperta la strada della federazione in un unico soggetto elettorale di diversi partiti qualora decidessero di aggregarsi in un “listone”, riproponendo di fatto le alleanze del passato. In pratica non è detto che il premio alla lista eviti le “ammucchiate” dell’ultimo ventennio, mentre è certo che il premio di coalizione rappresenti un incentivo alla loro formazione. Nell’attuale assetto politico è probabile che sia PD sia M5S si presentino da soli e forse, proprio per questo, vengano premiati dagli elettori (operazione che aveva  già tentato senza successo il PD guidato da Veltroni a suo tempo). La differenza tra i due diversi premi di maggioranza non è di poco conto e anche se l’esito atteso non è scontato, vale al pena di sperimentare questa nuova opzione, rispetto ai pessimi esempi dati dalle alleanze politiche composite e fragili. 

2-Il numero di collegi. In caso di collegi di piccole dimensioni, come nell’Italicum prima maniera , solo il capolista “bloccato” ha la certezza di essere eletto e quindi di fatto, pur avendo una natura proporzionale, il sistema equivale ad un modello uninominale. La doppia preferenze di genere per gli altri candidati ha poco senso in un piccolo collegio (5-7 seggi) poiché vanifica di fatto la scelta espressa dall’elettore,  a meno che un partito superiori il 30-40% di consensi e si aggiudichi quindi due o più seggi. Invece per gli elettori dei partiti minori, attorno al 10%, l’introduzione delle preferenze sarebbe in pratica una opzione ininfluente e sostanzialmente superflua. Infatti è noto che i piccoli collegi avvantaggiano le grosse formazioni e penalizzano quelle minori, poiché introducono una chiara distorsione antidemocratica della rappresentanza. A meno che  un partito ricorra alle primarie per la selezione dei capilista. Per rendere efficace ed effettiva la preferenza servono quindi collegi composti da almeno il doppio dei seggi, altrimenti anche per le forze minori viene di fatto svuotata la scelta dell’elettore in quanto solo il capolista, bloccato e nominato dall’alto, ha la possibilità di essere eletto. Nelle simulazioni di voto effettuate con i piccoli collegi i capolista supererebbero abbondantemente il 50% dei seggi in palio. Per questo motivo è preferibile un sistema con collegi di maggiori dimensioni che garantiscano un rapporto perlomeno fifty-fifty tra eletti con le preferenze e capilista “bloccati”.

3-Se dovesse passare la proposta di attribuire il premio di maggioranza alla lista non avrebbero più senso le soglie di sbarramento differenziate, previste dall’Italicum in caso di associazione o meno di un partito in una coalizione. Per forza di cose resterebbe un’unica soglia inferiore a quella stabilita dall’Italicum prima maniera – ovvero attorno al 3% - in modo da consentire l’accesso alla rappresentanza parlamentare anche ai partiti minori.

4-Al capolista “boccato”, essendo eletto in automatico a differenza degli altri candidati in lista, non potrebbe essere più concessa la possibilità di candidarsi in altri collegi, criticità del Porcellum confermata nell'Italicum. Al massimo si potrebbe presentare in più di un collegio un candidato che si presentasse solo nella parte della lista con preferenze, mentre sarebbe chiaramente incompatibile il ruolo di capolista bloccato con la presenza in più collegi per raccogliere preferenze. 

L’attribuzione del premio di maggioranza al partito e non alla coalizione cambia radicalmente le regole del gioco elettorale e migliora nettamente la versione dell’Italicum licenziata in primavera dalla camera, conciliando governabilità e alternanza (premio di maggioranza alla lista) con la più ampia rappresentanza democratica (soglia di sbarramento bassa). Per questo motivo le resistenze di alcuni partiti sono destinate ad aumentare, come dimostrano le prime mosse dilatorie in commissione affari costituzionali, a dispetto della ribadita solidità (di facciata) del patto del Nazareno.