venerdì 24 giugno 2016

Partecipate tutti all'ultimo gioco di società: "modifichiamo l'Italicum"!

Dall'inizio dell'anno spopola un nuovo gioco di società, in gran voga nei salotti politico-giornalistici: è il "modifichiamo l'Italicum". Vi si dedicano con alacre impegno soprattutto gli oppositori di varia provenienza del governo e, tra i giornalisti, quelli di Repubblica, con in testa Stefano Folli, neo-notista politico in arrivo dal Sole 24 Ore. Il  bizzarro gioco di società consiste nel modificare una legge elettorale mai entrata in vigore e mai applicata, ma invisa a molti, nel tentativo di modificarla a proprio vantaggio o perlomeno per evitare che altri se ne possano avvantaggiare. Ci sono voluti "solo" 10 anni di estenuanti discussioni, trattative e mediazioni per modificare il Porcellum ed ora in 10 settimane si vorrebbe fare altrettanto con una legge mai testata e nel bel mezzo di una campagna referendaria di impatto storico. Un proposito a dir poco surreale.....

Non conta la verifica empirica sul campo per stabilire se l’Italicum è in grado di conseguire gli obiettivi di una buona legge elettorale: garantire la rappresentanza democratica degli elettori e, nel contempo, la cosiddetta governabilità, ovvero una chiara maggioranza a sostegno di un governo solido e coeso, sottratto possibilmente ai condizionamenti di alleanze composite e frammentate. Ai giocatori importa solo di cambiare la perfida legge, senza nemmeno conoscere il parere di merito della Corte Costituzionale. Tre sono le critiche prevalenti rivolte all’Italicum: il fatto di prevedere una premio di maggioranza al partito e non alla coalizione, l’entità esorbitante del premio al primo turno e il limitato numero di eletti con le preferenze, a vantaggio dei capolisti bloccati (anche se in realtà la proporzione è vicina al fifty-fifty).

Le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato che non esistono più macroaree ad egemonia politica di sinistra o di destra, com'era storicamente l'Italia fino alla fine del secolo, ma una geografia politica a macchie di leopardo, complice il tripolarismo e quella sorta di terno all'otto del ballottaggio che rimescola le carte e offre nuove opportunità agli elettori (vedi il clamoroso recupero di 20 punti dei pentastellati a Torino). Ebbene quali sono le modifiche all'Italicum che propone il Folli? L'uninominale a doppio turno, che è il modo migliore per avere un parlamento diviso in tre blocchi, senza una chiara maggioranza e quindi ingovernabile e instabile, come hanno dimostrato le simulazioni elettorale fatte in questi anni con l'uninominale maggioritario e come confermato dalla varietà dagli esiti delle recenti elezioni comunali. C'è poco da fare: in un sistema tripolare senza premio di maggioranza su base nazionale e ballottaggio "eventuale", difficilmente un solo polo può conseguire una maggioranza solida ed autonoma, che eviti la paralisi parlamentare (Spagna docet) o la necessità di grandi coalizioni improbabili e litigiose.

Anche i pentastellati sono della partita con la loro proposta di legge elettorale, il cosiddetto Toninellum, dal cognome del suo autore che lo descrive per sommi capi in un recente articolo di Repubblica: proporzionale con forte correttivo maggioritario (altrimenti detto, a casa mia, premio di maggioranza), collegi piccolissimi con conseguente sbarramento elevato fino al 6-7%, scomparsa delle coalizioni per consentire ad un'unica forza politica di governare il paese e agli elettori di scegliere i loro rappresentanti. Manca solo il ballottaggio e poi siamo alla fotocopia dell'Italicum, con l'aggravante di una soglia di sbarramento altissima e marcatamente anti-democratica, quella si ad alto rischio di bocciatura della Consulta.

Eppure per migliorare l’Italicum, venendo incontro ai suoi critici più accaniti, basterebbero due semplici modifiche, per risolvere in maniera definitiva il problema dell’esorbitante premio di maggioranza e della scarsa percentuale degli aletti con le preferenze. I due numeri da cambiare sono quelli dei 100 mini collegi elettorali e della soglia del 40% che fa scattare il premio di maggioranza al primo turno: il numero magico è 45.  Basterebbe sostituire entrambi con questa cifra per superare tutte le criticità: da un lato, con una soglia del 45% si dimezzerebbe l’attuale premio (peraltro anche con il proporzionale secco il "vincitore" poteva godere di un "bonus" di seggi dell'ordine del 3-5%) e, dall'altro, il numero di capolisti bloccati passerebbero, stante l’assetto tripolare, dagli attuali 300 a 135-160, ovvero 1/4 circa dei 630 seggi complessivi della camera. Troppo semplice, efficace e soprattutto assai meno divertente, come passatempo di società, del "modifichiamo l'Italicum".

P.S. Da indiscrezioni giornalistiche pare che l'uninominale maggioritario non convinca più nemmeno la sinistra PD. Ecco quindi spuntare dal cilindro magico di Miguel Gotor la soluzione definitiva: un turno unico con i collegi e il premio di maggioranza, ovvero una via di mezzo tra un neo-Porcellum e il redivivo Mattarellum, ma con la garanzia dell'ingovernabilità e senza la soglia minima per il premio di maggioranza, mancanza che è costata al Porcellum la bocciatura della Consulta. Semplicemente geniale!