domenica 12 giugno 2016

L'armata Brancaleone anti l'Italicum è sempre all'opera

Anche le elezioni comunali del giugno 2016 sono state contrappuntate da episodi poco chiari di manipolazione del voto, da ambigui tentativi di distorsione dei risultati, in una sequenza che parte ben prima della campagna elettorale. Tutto è iniziato con le primarie del PD napoletano, che hanno visto all'opera alcuni candidati impegnati, all'esterno dei seggi, a distribuire spiccioli ai potenziali elettori per favorire una certa candidatura. Probabilmente si è trattato di fatti scarsamente rilevanti sul piano penale, ma comunque sintomatici di un certo modo di intendere la militanza politica. Se i protagonisti di questi episodi non hanno avuto alcun ritegno ad esibire certi comportamenti sulla pubblica via di una grande città come Napoli, cosa può accadere in privato, lontano dall'occhio indiscreto delle videocamere, nella miriade di piccoli paesi a rischio sparsi per la penisola?
Alla vigilia del voto è scesa in campo la commissione Antimafia, che ha radiografato le liste di un piccolo campione di comuni sciolti in precedenza per infiltrazioni della criminalità organizzata. La conclusione dell'indagine è stata netta e, tutto sommato, abbastanza scontata: le liste civiche, autonome dai partiti e solitamente promosse da piccole aggregazioni civiche nei comuni minori, sono a più alto rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata, per orientare il consenso verso interessi di lobby locali, più o meno trasparenti e legali. Lo strumento principale per favorire l'ingresso nelle istituzioni locali di personaggi ambigui o con legami poco commendevoli, come quelli documentati dall'antimafia, è il voto di preferenza opportunamente pilotato. Se poi la lista civica è anche alleata ad un candidato sindaco di un partito nazionale, con buone chaces di vittoria o di arrivare al ballottaggio, il “peso” dei pochi consensi e degli eletti nella lista locale è ancor più rilevante.
Infine, dopo il primo turno sono state avviate alcune iniziative giudiziarie, sempre nel capoluogo campano, per sospetto voto di scambio a carico di due candidate presenti nella lista del PD, peraltro esclusa dal ballottaggio. Per ora si tratta solo di ipotesi di reato, che hanno motivato la perquisizione della sede cittadina del PD, e quindi è prematuro qualsiasi conclusione circa gli esiti della vicenda. In ogni caso l'immagine e la “reputazione” del PD partenopeo non ne esce certo rafforzata e nobilitata. Il commissariamento della federazione napoletana, annunciato da Renzi dopo la debacle del primo turno, appare ancor più necessario ed anzi ci si chiede come mai non sia stato adottato prima di tali episodi.
Queste vicende dimostrano con l'evidenza dei fatti che il brodo di coltura per la manipolazione del consenso elettorale sta nel combinato disposto tra premio di maggioranza alla coalizione e voto di preferenza individuale; la proliferazione di liste civiche ad personam, specie se coalizzate con il partito maggiore, favorisce le ambizioni dei tanti Ghino di Tacco locali, pronti a salire sul carro del vincitore per far valere il loro potere di interdizione. L'obiettivo è sempre lo stesso: far leva su una nicchia ecologica sociale per lucrare sulla rendita di posizione di un pacchetto di voti, modesto ma determinante per la vittoria finale del candidato sindaco, sfruttando al massimo la notorietà e i legami sociali dei candidati in grado di rastrellare il maggior numero di preferenze, anche grazie alla promessa di benefici clientelari, per non dire di peggio (vedasi il caso emblematico delle lezioni comunali a Platì).
L'Italicum, per fortuna, ha fatto piazza pulita del premio di maggioranza alla coalizione e ha ridimensionato il voto di preferenza, in un bilanciamento fifty-fifty rispetto ai cosiddetti capilista bloccati. I fautori della revisione della legge elettorale vorrebbero invece re-introdurre proprio le due regole che stanno alla base dei potenziali fenomeni di distorsione e manipolazione del consenso elettorale, come dimostrano i fatti sopra riportati. A favore di una revisione dell'Italicum, non ancora in vigore e lontano dalla sua prima verifica sul campo, si è coagulata un'alleanza trasversale che accomuna gli oppositori del segretario PD, dalla sinistra interna a quella “esterna”, ed alcuni commentatori politici come Eugenio Scalfari e Stefano Folli, da mesi impegnati in una bizzarra demolizione preventiva dell'Italicum.
L'ex direttore de La Repubblica si è spinto addirittura a subordinare il proprio voto favorevole alla riforma costituzionale alla revisione della legge elettorale. Proposta irrazionale e a dir poco irrealistica, specie a fronte di meno 3 mesi di lavori parlamentari prima del referendum costituzionale, con un calendario già fitto di impegni legislativi e un fronte “rivisionista” quanto mai frammentato, contraddittorio e diviso al proprio interno.