domenica 13 dicembre 2015

La demonizzazione dell'Italicum ovvero la negazione della realtà

La demonizzazione dell'Italicum, in nome di un suo presunto carattere anti-democratico e anti-costituzionale, parte dalla negazione della realtà, dalla cancellazione dei fatti, dall'amnesia delle vicende giuridiche: tutto si confonde si appiattisce nel medesimo giudizio negativo, il prima uguale al dopo, in una valutazione indistinta, in un appiattimento cognitivo che nega le differenze empiriche, i cambiamenti fattuali, l'evoluzione delle cose. Ovviamente il cambiamento non è sinonimo di miglioramento, ma è difficile negare l'evidenza, ovvero che l'oggetto è cambiato e non certo in modo spontaneo, ma per le “istruzioni” impartite da un organo super partes come la Consulta.
L’Italicum non è certo la migliore delle leggi elettorali possibili, non essendo priva di limiti e imperfezioni varie. Tuttavia leggendo certe critiche sembra quasi che sia stata preceduta da una legge bellissima e priva di ogni difetto, e non invece della Porcata bocciata dalla consulta per il fatto di:
1-attribuire in un turno unico la maggioranza dei seggi anche ad un partito o coalizione con percentuali di voti ben lontane dal 50%, come nel 2013, e in teorie pure inferiori al 20% delle schede valide;
2-grazie ad un premio di maggioranza smisurato e virtualmente illimitato, quindi smodatamente distorsivo del principio della rappresentanza proporzionale.

A queste due macroscopiche storture ha posto rimedio l’Italicum, con la ragionevole soglia minima per un premio limitato (altro che “smisurato”) e il ballottaggio “eventuale”; è buffo, ma per i suoi critici la correzione di queste due anomalie pare abbia addirittura aggravato la situazione, tanto da dipingere l’Italiucm come foriero di una soprendente “distorsione gravissima della rappresentanza” perfino peggiore del Porcellum, il che è tutto dire e sintomo di una scotomizzazione amnesia del recente passato.

Quanto al rischio che gli elettori eleggano indirettamente, grazie ai due turni e al premio di maggioranza, il capo del governo, non è ciò che accade di routine in nazioni come il Regno Unito, noto sistema politico totalitario e liberticida? Laddove il leader del partito vincitore diviene automaticamente premier, talvolta con consensi attorno al 30%, grazie al più disproporzionale e distorsivo dei sistemi elettorali, ovvero l’uninominale maggioritario a turno unico. Un’autentica dittatura da maggioranza “garantita”, che fa rigirare nel loculo da quasi due secoli il visconte Alexis de Tocqueville.

Per non parlare delle presidenziali in USA o in Francia; l’elezione del presidente francese si abbina di norma ad una maggioranza parlamentare a suo favore, talvolta di entità bulgara, grazie al doppio turno maggioritario, senza che nessuno se ne scandalizzi o gridi alla dittatura. Quanto alle virtù salvifiche, per la rappresentatività democratica, dell'uninominale maggioritario, propugnato da alcuni ricorrenti anti-Italicum, giova ricordare che
  • in Francia il ballottaggio nei collegi ha garantito al presidente neo-eletto maggioranze parlamentare bulgare, anche dell'80%;
  • in GB all'opposto il collegio uninominale a turno unico ha propiziato in passato a Tony Blair una solida maggioranza assoluta dei seggi con il solo 35% dei consensi raccolti nelle urne, mentre nelle ultime elezioni i liberaldemocratici con il 12,6% di voti hanno avuto un solo rappresentante.
Qual'è quindi il sistema elettorale più antidemocratico? Quale invece tutela meglio la rappresentanza democratica?
Il rischio che un partito con consensi minoritari in valore assoluto si aggiudichi la maggioranza degli eletti è comune a tutti i sistemi elettorali, ma è più accentuato in quelli maggioritari, perché dipende da quanti cittadini decidono di disertare le urne più che dalle modalità di elezione dei loro rappresentanti. Basta considerare le lezioni presidenziali della culla della democrazia, ovvero gli USA, dove Obama nel 2012 è stato eletto con poco più del 50%, cioè grazie ad un pugno di voti in più del suo avversario, a fronte di un’affluenza al voto del solo 49%. In sostanza è diventato presidente con meno del 25% dei voti complessivi e nessuno si è stracciato le vesti.

La necessità di una soglia minima di voti a garanzia della validità del voto attiene ad ogni elezione, sia a doppio turno che singolo; il mancato raggiungimento del 50% di votanti costituisce un problema generale e trasversale ai diversi sistemi elettorali, che testimonia la disaffezione dei cittadini per la democrazia rappresentativa e non certo la “bontà” o illegittimità di una legge elettorale. Lo si potrebbe risolvere solo con l’invalidazione delle elezioni, come accade con i referendum abrogativi che non superano il 50% di affluenza ai seggi, ma a prezzo della ripetizione delle votazioni anche più volte, magari restando per un bel po’ senza governo. Ma ce la vedete la democrazia USA che replica le elezioni presidenziali perché le schede sono risultate inferiori al 50% degli aventi diritto, magari solo per un pugno di votanti in meno?

La garanzia di una maggiore governabilità deriva non tanto dal doppio turno, ma bensì dall’attribuzione del (limitato) premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione, come prevedeva il Porcellum, che non a caso ha prodotto maggioranze tanto composite quanto litigiose e fragili. Ben diverso è stato negli ultimi 20 anni l’esito delle elezioni comunali in quanto a governabilità, anche se tra doppio turno delle elezioni locali e quello introdotto dall'Italicum su scala nazionale vi è solo un’analogia di fondo.

E' banale e risaputo, ma la realtà è fatta di toni di grigio e di gamme cromatiche e non di un bianco-o-nero manicheo o, peggio ancora, della stessa cupa luminosità in cui, come diceva il filosofo, tutti i bovini appaiono ugualmente neri. Le sfumature di grigio si applicano anche al problema della governabilità: se non è garantito che il premio alla lista assicuri la stabilità dell'esecutivo, di certo il premio ad una coalizione frammentata e composita incentiva i comportamenti opportunistici dei partitini, a mo del famoso Ghino di Tacco, con elevato rischio di litigiosità e instabilità, come dimostra la vicenda dell'Ulivo e la caduta di Prodi per mano dei rifondatori.
CONCLUSIONI. Con l'Italicum si è perlomeno ottemperato alla Sentenza di bocciatura del Porcellum, che era incostituzionale per i due ordini di motivi, ben noti: (i) un premio di maggioranza virtualmente illimitato e quindi distorsivo della rappresentanza (ii) in quanto attribuito senza una ragionevole soglia percentuale minima di voti. Il nuovo sistema elettorale ha posto rimedio a questi due gravi difetti e quindi è ritornato nell'alveo della Costituzione, a differenza del Porcellum. Si tratta di fatti incontrovertibili a dimostrazione autoevidente del cambiamento, della differenza tra Porcellum ed Italicum, che può non piacere per altri motivi, ma è un dato di realtà verso il quale le polemiche faziose si infrangono come le onde sugli scogli.
Quindi non servono affatto strane giustificazioni per tentare di imbellettare una legge “altrettanto pessima” del Porcellum, ma solo la sottolineatura della differenza tra il prima di una porcata incostituzionale ed il dopo di una riforma elettorale in linea con i “paletti” piantati dalla Consulta, seppure non certo perfetta e quindi perfettibile. Dunque le differenze tra le due leggi esistono eccome, sono comprensibili anche per un ragazzino, posto che le si voglia vedere con un minimo di onestà intellettuale, e solo da una posizione di parte si potrebbe far finta di nulla, accomunando nel medesimo giudizio negativo leggi ben distinte, se non altro per i due profili di incostituzionalità del Porcellum.