martedì 5 novembre 2013

Il paradosso delle primarie ovvero il ritorno dei notabili...

Quello del PD è forse il congresso nazionale di partito più tormentato della II Repubblica. Da settimane si rincorrono notizie e voci su moltiplicazione di tessere, congressi di circolo fantasma, dubbi sulle procedure di votazione un po' in tutta Italia, sia sui giornali che sul Web (vedi il precedente post per quanto riguarda le connessioni con la riforma della legge elettorale). Dalle informazioni  dei quotidiani sembra di poter escludere di trovarsi di fronte ad una manovra concertata a livello nazionale, da parte dell’entourage di un candidato a spese degli altri, anche se esponenti di questo o quel gruppo/candidato sono variamente implicati nelle elezioni sotto osservazione.

La matrice degli episodi denunciati è da ricondurre a situazioni conflittuali a livello locale, in cui l’appartenenza ad uno schieramento nazionale conta meno rispetto alle dinamiche e ai contrasti tra notabili radicati nel territorio. Non sembra quindi trattarsi di fatti gravi o brogli in piena regola, ma di un uso spregiudicato delle elezioni di circolo, peraltro comunque all’interno delle regole stabilite, in particolare la possibilità di iscrizione al partito anche il giorno delle votazioni. Emblematico è l’episodio di Frosinone dove i tre candidati alla segretaria provinciale, renziano, civatiano e cuperiano, hanno minacciato di ritirarsi se non venivano bloccate le procedure elettorali in alcuni circoli, dove è stato segnalato un tesseramento gonfiato e sospetto.

Come si possono interpretare questi eventi che stanno mettendo a dura prova l’immagine pubblica del PD? Che influenza avranno sulle prossime primarie, sbandierate come segno di apertura verso la società ed i simpatizzanti, in antitesi alle beghe correntizie? Un abbozzo di spiegazione sociologicamente “naif”  non può che prendere le mosse dal fatto che i circoli in molti casi si sono desertificati per il calo degli iscritti e della partecipazione, dovuta al combinato disposto di varie concause. I militanti, delusi per i disastri politici inanellati nell'ultimo anno, fino alla vigilia del congresso non hanno rinnovato la tessera anche perchè nel contempo il PD si e' "aperto" alla societa' grazie alla primarie. D’altro canto l'influenza dei circoli sulla fazioni in cui si dividono i vertici locali e regionali  si è ridotta in proporzione al calo degli iscritti. Perche' dovrei iscrivermi, pensano gli ex, se poi comunque posso votare alle primarie come simpatizzante?

Nel contempo il PD si avvitava su se stesso nella deriva correntizia, altro fattore di aggravamento della crisi e motivo di ulteriore disaffezione degli iscritti, in una classica spirale di amplificazione della "patologia". In questo modo alcuni circoli sono diventati facile preda delle beghe locali e delle manipolazioni dei soliti notabili che hanno preso possesso "manu militari" dei circoli, ormai sguarniti di militanti, convogliando alle elezioni manipoli di fedeli clienti iscritti all’ultimo momento. Insomma con una pattuglia di seguaci ben addestrati in molti si sono portati a casa un circolo, tutto compreso. In sostanza abbiamo assistito ritorno trionfale dei vecchi marpioni della politica, variamente targati ma sempre in stile democristiano, prima repubblica, bravissimi nel destreggiarsi nel mondo delle clientele locali! Non tanto per il potere dei segretari di circolo, ma soprattutto per occupare una casella strategica ai fini della composizione delle liste per le varie elezioni.

Paradossalmente quindi le primarie hanno, da un lato, rivitalizzato la partecipazione e le relazioni con la società e, dall'altro, aggravato la crisi del partito in un classico effetto perverso e contro-intuitivo dal quale è difficile uscire, assestando un ulteriore colpo alla forma sociale del partito di matrice novecentesca. In questo senso ha visto giusto Renzi, che ha sempre snobbato le dinamiche di potere e le beghe interne, facendo affidamento proprio sulle primarie per scardinare certe incrostazioni post-comuniste. Non perchè gli interessi fare il segretario ma perchè la segreteria era il cavallo di troia per ottenere la designazione a premier, esattamente come i ras locali vogliono conquistare i circoli per le fare le proprie liste elettorali ed emarginare gli antagonisti di corrente/potere.

Aveva probabilmente ragione l’ex ministro Barca a proporre la distinzione tra le carriere nel partito dai ruoli istituzionali. Forse con questa clausola si evitavano certe degenerazioni a livello di circoli ed eccessive lacerazioni a livello di primarie. Ora però Renzi dovrà comunque vedersela con un partito riottoso e per buona parte schierato contro di lui. Vedremo come se la caverà....