venerdì 1 novembre 2013

La riforma del Porcellum tra liste bloccate e preferenze....

Quello del PD è forse il congresso nazionale di partito più tormentato della storia recente. Da settimane si rincorrono notizie e voci su moltiplicazione di tessere, congressi di circolo fantasma, dubbi sulle procedure di votazione un po' in tutta Italia, sia sui giornali che sul Web. La degenerazione delle preferenze in strumento clientelare per lo scambio di "favori" è ben nota ed è un tratto caratteristico del nostro sistema politico, oggetto di un referendum popolare che venti anni fa decretò il pensionamento definitivo delle preferenze. Tuttavia assume contorni deprimenti quando, nella fattispecie, investe un partito che si proclama paladino della legalità, del rispetto delle regole, trasparenza e lealtà.

Questi episodi di supposta mala-politica ripropongono il dilemma tra liste bloccate, principale mezzo per far eleggere yes-man e personaggi fedeli alla linea del capo, e voto di preferenza che comporta il rischio di manipolazione del consenso ad uso clientelare, nepotistico, campanilistico per distribuire favori, posti, prebende etc.. (per non dire di peggio!). Come può una (buona) legge elettorale indirizzare la navigazione politica per vitare di incappare negli scogli di Scilla (le preferenze) piuttosto che Cariddi (le liste bloccate)?

Il tema è di stretta attualità per via della riforma del Porcellum di cui si discute al senato con procedura d’urgenza da due mesi, senza significativi passi in avanti. Le preferenze sono lo strumento principe della politica clientelare e del voto di scambio, come dimostrano le percentuali espresse dagli elettori nelle regioni a maggiore rischio di infiltrazione  della politica da parte di forze “esterne”. C’è chi dice che il sistema maggioritario uninominale sia l’antidoto giusto per questo rischio, ma i dubbi in merito sono più che legittimi per via dell’inevitabile deriva personalistica della campagna elettorale. Di sicuro il sistema proporzionale abbinato alle preferenze ha dimostrato storicamente di essere il migliore incubatore per i fenomeni degenerativi di cui sopra.

Forse una soluzione si può trovare, partendo dall’analisi del fenomeno. La variabile essenziale per controllare le preferenze e manipolare l’esito del voto con tecniche clientelari è la dimensione del bacino elettorale. Quanto più è limitata l’area geografica che elegge un rappresentante tanto più facile sarà pilotare le preferenze su un certo candidato, a scapito di altri, facendo leva sul controllo della rete sociale di supporto del politico locale. All’opposto in un macro-collegio avranno buon gioco candidati noti alla popolazione per la loro popolarità o notorietà pubblica e avranno un ruolo preponderante i mezzi di comunicazione di massa, in primis la TV e in subordine radio e carta stampata. Se questa gerarchia è corretta l’ulteriore allargamento della platea degli elettori dovrebbe ridurre, in proporzione delle dimensioni del collegio elettorale, le influenze micro-sociali, più a rischio di degenerazione clientelare, a vantaggio di strumenti per influenzare gli elettori più impersonali, come i media della comunicazione pubblica di massa.uanto QQ

Con il sistema delle macro-circoscrizioni regionali si potrebbero quindi evitare sia le derive clientelari localistico/campanilistiche, tipiche dei sistemi proporzionali con voto di preferenza, sia la personalizzazione caratteristica del collegio uninominale maggioritario. Se infine dovesse passare, secondo la bozza Violante-D’Alimonte, il doppio turno per l’attribuzione del premio di maggioranza a livello nazionale, con l’ipotesi di preferenze su una lista di personalità note per rilievo pubblico e sociale, l’eventualità di un voto clientelare si ridurrebbe ulteriormente. Gli elettori potrebbero scegliere direttamente sia il primo ministro sia la composizione del governo, utilizzando la doppia preferenza di genere ed annullando di conseguenza le negoziazioni post-elettorali tra le burocrazie per la distribuzione dei posti di potere, nonchè il rischio di  degenerazione clientelare a livello di micro collegi locali.