venerdì 17 ottobre 2014

L'Italicum al bivio del Senato



Superati gli scogli della Camera, non senza qualche affanno, continua la navigazione parlamentare dell’Italicum, rimasto fermo per fare largo alla Riforma istituzionale. La rotta al Senato non sarà certo agevole poiché tentativi di arrembaggio o sabotaggio sono sempre possibili, complice un mare politico sempre agitato se non burrascoso. I numeri risicati della maggioranza potrebbero rinvigorire gli oppositori, interni ed esteri al patto del Nazareno, che vorrebbero azzoppare o addirittura far naufragare una riforma ancora precaria. La lobby trasversale dei proporzionalisti e dei nostalgici della prima repubblica potrebbe venire allo scoperto e tentare qualche sortita, in uno dei prossimi passaggi parlamentari, per invertire la rotta della navigazione dell’Italicum.

Tuttavia l’esito delle elezioni europee ha ridimensionato gli aficionados del Porcellum che osteggiano il cambiamento e vorrebbero rimettere in discussione l'impianto della legge varata dalla Camera. L'Italicum ha notevoli limiti ed imperfezioni ma rispetto al Porcellum è una riforma epocale, perchè per la prima volta introduce il doppio turno a livello nazionale, formula che nelle elezioni comunali e provinciali ha dimostrato di essere l'unico sistema efficace e valido per garantire governabilità ed ampia rappresentatività democratica.

La gente da tempo si chiede (ingenuamente) per quale ragione non si applica anche per palazzo Chigi il modello municipale, quel sindaco d’Italia più volte evocato dal presidente del Consiglio. Alla fine l’elettorato  ha premiato il partito che da 15 anni persegue una chiara prospettiva riformatrice: restituire agli elettori il "potere" di designare con il proprio voto un chiaro vincitore e un perdente, grazie al premio di maggioranza e soprattutto al ballottaggio, in una logica maggioritaria e di alternanza.

Ogni altra formula cela solo la difesa di interessi di parte a scapito di quelli generali e  sistemici. L'obiettivo di avances, negoziazioni o patti più o meno palesi tra forze politiche è sempre lo stesso: manipolare le regole elettorali in modo che sui partiti concorrenti  gravi la massima incertezza e conservare per se i più ampi margini di manovra, cioè al riparo dalla stessa incertezza.

Quali riflessi pratici può avere l’esito delle europee sul cammino delle riforme? Già in campagna elettorale Berlusconi aveva tentato di depotenziare l'Italicum, mettendo in discussione proprio il doppio turno. Visto l’esito delle elezioni europee ha ripetutamente garantito lealtà al patto del Nazereno. FI ha sempre mal digerito il doppio turno, ma oggi potrebbe fare buon viso proprio per il cambiamento dello scenario elettorale, e magari accettare alcune correzioni dell’Italicum, prima di tutto l’innalzamento della  soglia per la conquista del  premio di maggioranza.

Il motivo è semplice e intuibile: con una soglia bassa come quella del testo licenziato dalla Camera (37%) il centrodestra verrebbe surclassato da un PD dato dai sondaggi saldamente sopra il 40%. Ma anche nell’ipotesi che Renzi non superasse il fatidico 37% al primo turno un centrodestra diviso, frammentato e non certo con il vento in poppa rischierebbe di essere superato dai pentastellati alla prima tornata di voto. Una volta tanto le convenienze contingenti e di parte, invece che remare contro una soluzione razionale come il doppio turno, potrebbero dare impulso alla legge e favorire addirittura un miglioramento dell’attuale assetto dell’Italicum.

Dopo il risultato delle Europee la riforma elettorale licenziata dalla Camera potrebbe imboccare due rotte divergenti:
          ritornare sul binario del proporzionale di un'improbabile neo-Porcellum rivisto dopo la bocciatura della Corte Costituzionale, come desiderano tutti i proporzionalisti annidati in ogni schieramento (il cosiddetto Consultellum) o all'opposto; 
         prendere decisamente il largo per la rotta bipolare con l'innalzamento della soglia per  il premio di maggioranza al 40-45%, come da più parti richiesto, anche per superare i limiti della versione licenziata dalla Camera ed evitare gli scogli di un nuovo pronunciamento della Consulta. 
Paradossalmente questa modifica potrebbe convenire proprio a FI per impedire al PD di trionfare al I turno e costringere il suo candidato premier al ballottaggio. Sarebbe inoltre un modo per Renzi di dimostrarsi veramente superiore ad ogni convenienza ed opportunismo partitico: correggendo l'aspetto più critico dell'Italicum, ovvero una soglia per l'attribuzione del premio di maggioranza così bassa da rischiare la censura della Consulta, approverebbe una legge contraria al proprio interesse personale contingente.

Anche gli altri nodi problematici dell’Italicum (soglie di sbarramento e assenza di preferenze) potrebbero essere sciolti grazie ai nuovi rapporti di forza usciti dalle elezioni Europee. Le attuali soglie minime per l'accesso al parlamento, da più parti criticate, sono troppo diversificate e penalizzanti per le forze minori. Una loro semplificazione potrebbe incontrare il favore di molti partiti e migliorare il tasso di inclusione democratica, mentre per le preferenze un ragionevole compromesso è alla portata: elezione certa per il capolista “bloccato” e doppia preferenze di genere per gli altri candidati in lista.

Con questi cambiamenti Renzi dimostrerebbe di non piegare le regole del gioco elettorale agli interessi di bottega e all’opportunismo di partito, dimostrando un profilo da statista che nessuno ha mai raggiunto negli ultimi decenni. Se dovessero passare queste modifiche avremo finalmente quella svolta riformatrice, attesa dalla caduta della prima repubblica, mai realizzata per la prevalenza degli interesse particolari e la paralisi da veti incrociati e  tornaconto particolare, rispetto ad un sistema elettorale moderno ed efficace.

Chi si oppone a questo disegno persegue solo lo sfascio e il tanto peggio, e da oggi è anche in minoranza rispetto al comune sentire della maggioranza degli italiani. Una volta tanto tuttavia l’interesse di parte e le convenienze politiche contingenti sembrano remare a favore di un cambiamento positivo all’insegna del bipolarismo e dell’alternanza politica, per una maggioranza stabile e una minoranza che controlla il suo operato, obiettivi istituzionali e ne' di destra e ne' di sinistra.