venerdì 23 ottobre 2015

Sull'innalzamento del tetto per i pagamenti in contanti...

Innalzare i pagamenti in contanti a 3000 euro è in primis un errore sul piano culturale, simbolico e un passo indietro per chi si propone di promuovere la cultura dell'innovazione elettronica, la diffusione di internet, le start-up telematiche, la modernizzazione dell'economia e la digitalizzazione della PA etc..., specie in un paese arretrato nella diffusione dei pagamenti elettronici, che tutti sanno essere un disincentivo per l'economia sommersa e indirettamente un mezzo per il contenimento dell'evasione fiscale. Insomma una misura vecchia, antistorica, che sa di un mondo arcaico, fermo al passato, poco disposto alle novità, diffidente verso il cambiamento e l'innovazione tecnologica, con i soldi nel materasso, sotto le mattonelle e la paura nel futuro. Ma vediamo di capire in modo schematico perché l’inedita promozione del contante stride con varie tendenze socio-economiche in atto e con altri provvedimenti del governo.

  • Un anno fa circa veniva introdotto l’obbligo del POS per i lavori autonomi e del pagamento elettronico obbligatorio per importi superiori ai 30 E, non senza polemiche da parte delle associazioni di categoria e peraltro senza la previsione di sanzioni per la mancata attivazione dei dispositivi elettronici di pagamento;
  • la diffusione e l’incentivazione delle forme di pagamento elettronico e quindi tracciabile - tramite bancomat, carta di credito, bonifico, assegno, carte prepagate a scalare, voucher, POS mobili, APP dedicate etc.. – e di limitazione all’uso del contante “è motivata dall’esigenza di far emergere le economie sommerse per contrastare il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita, l’evasione e l’elusione fiscale” (Padoan 2014), senza quindi la necessità di strumenti di controllo come scontrini e ricevute, con il relativo apparato di guardie di finanza alle porte dei negozi; va da se che il pagamento con POS, assegno o carta di credito rende superflua l’emissione dello scontrino o della fattura e quindi anche la sua omissione colpevole;
  • l’economia digitale è coerente e da sempre allineata con il principio della tracciabilità elettronica dei pagamenti, dall’e-commerce ai sistemi NFC, dai pagamenti on-line con carte prepagate all’home banking, per non parlare della nascita e diffusione della moneta elettronica, il cosiddetto bit-coin;
  • nella PA, e in particolare a livello della rappresentanza istituzionale, è in atto un faticoso processo di promozione della trasparenza delle spese effettuate, prioritariamente con l’obbligo di rendicontazione puntuale e di esibizione elettronica dei pagamenti effettuati tramite carte di credito da sindaci, presidenti di regione, consiglieri regionali e comunali, al fine di prevenire distrazioni di fondi, peculato, uso personale del denaro pubblico;
  • sempre nella PA, per un maggiore controllo delle spese, è stata introdotta nel 2015 alla fatturazione elettronica dei fornitori nell’ambito di una generale incentivazione della digitalizzazione delle procedure economico-finanziarie, ad esempio degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni e il risparmio energetico, dei bonus individuali tramite carte pre-pagate, la dematerializzazione delle prescrizioni mediche etc..;
  • Da ultimo, se per combattere l'evasione non servono tanto i controlli fiscali sui consumi spiccioli ma bensì quelli incrociati e preventivi sui dati elettronici - come il 730 precompilato, enfatizzato in TV dal presidente del Consiglio -  che effetto avrà l'innalzamento del tetto dei contanti se non di ridurre gli strumenti a disposizione dell'Ag. delle entrate per fare riscontri di dati elettronici, ad esempio sui consumi di beni di lusso come indicatore di reddito/evasione?
In buona sostanza è in atto una transizione storica, che è nel contempo anche uno scontro culturale specie nel nostro paese, tra economia “oscurantista”, occulta, opaca, privatistica e accuratamente celata (pagamenti in nero, fondi e provviste in nero per corruzione, evasione fiscale e contributiva, truffe, traffici illegali e criminali, usura etc..) e pratiche “illuministiche” di trasparenza, digitalizzazione, tracciabilità, accountability, esibizione delle transazioni economiche. Insomma l’ennesimo tentativo di introdurre elementi di modernità in una società che guarda invece ad un passato di arretratezza e rigidità.

Ancor più in radicalmente il processo millenario di “virtualizzazione” della moneta - in quanto oggetto sociale per eccellenza - arriva a compimento proprio con la diffusione delle forme di tracciabilità digitale ed elettronica delle transazioni, sia spicciole e quotidiane che di grandi dimensioni. Vale la pena di ricordare le precedenti tappe di un processo evolutivo iniziato con il conio in oro delle monete, seguito dall’uso di metalli o le leghe alternative meno preziose e successivamente con la diffusione della cartamoneta, per giungere al compimento finale: la storica decisione di annullare la convertibilità del dollaro in oro, decretata all’inizio degli anni settanta dall’amministrazione americana. Un processo in atto da millenni che ha subito un salto di qualità ed un’accelerazione con la tecnologia digitale e che è destinato ad affermarsi ulteriormente, fino al definitivo pensionamento dei contanti. E non sarà certo una misura antistorica, o un voto di fiducia sull’innalzamento dei pagamenti in contanti nell’anno di grazia del 2016, ad arrestarlo…..