sabato 17 ottobre 2015

Ecco che s'avanza l'armata Brancaleone anti Italicum....

E’ ben strana la politica nostrana. Sono passati pochi mesi dall’approvazione della legge elettorale, dopo quasi un decennio di estenuante tira e molla, e già si pensa a mandarla in pensione o meglio a soffocarla in culla, prima che possa muovere i primi passi e crescere robusta dimostrando pure di saperci fare da grande. Una nuova armata Brancaleone si vorrebbe disfare di una legge non ancora entrate in vigore e ben lontana dall’essere applicate concretamente pur di difendere rendite di posizione, gruppetti di potere clientelari e micropartitini portatori di interessi particolari. In prima fila troviamo i centristi, affiancati da forzitalioti sparsi, e spalleggiati indirettamente dall’estrema sinistra litigiosa e minoritaria, incapace di trovare quello zoccolo duro di consensi per varare il relativo referendum abrogativo civatiano. Ognuno ha i suoi motivi ed obiettivi per militare nell’esercito anti Italicum, ma proprio questo è il bello delle armate Brancaleone!

Anche autorevoli commentatori, come Stefano Folli su la Repubblica, si esercitano al gioco di società “rivediamo l’Italicum” prima che possa dimostrare con i fatti di essere una buona legge a garanzia di una salda governabilità, sana alternanza e rappresentatività democratica. Dopo un contorto groviglio di argomentazioni ipotetiche, a partire da una presunta legge “sbagliata”, il fine analista avanza l’originale proposta di un doppio turno di collegio alla francese, quell’uninominale caro all’ex minoranza (civatiana) della minoranze PD; peccato che sulla base di varie simulazione, in presenza di un assetto politico ormai saldamente tripolare, questo modello rischierebbe di far saltare il sistema dalla padella del Porcellum alla brace dell’ingovernabilità, complice un disomogenea rappresentanza territoriale, a macchia di Leopardo, dei deputati afferenti a tre schieramenti.  Per giunta ci si è messo pure l'ex presidente della repubblica a dare manforte ai congiurati con una frase sibillina pronunciata durante le dichiarazioni di voto al Senato sulla riforma istituzionale, subito sposata dai centristi.

Sono mesi che questi ultimi brigano in tutti i modi, con il condizionamento dei loro voti indispensabili far passare leggi importanti come unioni civili e allungamento della prescrizione, pur di raggiungere uno storico obiettivo: riformare subito l'Italicum con la reintroduzione del premio alla coalizione, invece che al partito, prima della sua entrare in vigore e della sua verifica alle prossime elezioni, magari a riprova che con l’Italicum è possibile un'alternanza elettorale secca, un esecutivo scelto dagli elettori, forte ed omogeneo, libero dai ricatti del partitino di turno che con il 4% dei voti fa il bello e il cattivo tempo mettendo i bastoni tra le ruote alle leggi che non gli aggradano. Guai se l'Italicum dovesse dimostrare invece che l'era dei vari Ghini di Tacco è definitivamente tramontata e che gli elettori, grazie al doppio voto, hanno in mano lo strumento per designare in modo chiaro e netto un vincitore ed uno sconfitto, senza più giri di valzer, maggioranze raccogliticce e litigiose, trasmigrazioni e compravendita di eletti, transumanze parlamentari, cambi ossessivi di casacca, riedizioni di manuali Cencelli, consociativismi di vario genere, ovvero il peggio della seconda repubblica gentilmente offerto dal Porcellum e dal Mattarellum! Non fia mai che possa decidere la gente una coesa maggioranza di governo, muoia l'Italicum sul nascere con tutti i Filistei!
Con le dimissioni del coordinatore nazionale NCD Quagliariello e la probabile creazione dell’ennesimo gruppetto parlamentare al Senato il disegno si fa più chiaro: andare ad un appoggio esterno e negoziato su tutto al governo, sfruttare al massimo i pochi voti indispensabili alla maggioranza governativa del Senato per ottenere la reintroduzione del premio di coalizione dell'Italicum, ricompattando nel contempo il fronte cattolico più moderato ed ostile alle unioni Civili, magari condizionando anche l’iter della riforma costituzionale.