giovedì 15 settembre 2016

Sempre più improbabili le modifiche all'Italicum della sinistra PD

Spiace assai dirlo, ma ormai l'on. Bersani è un disco rotto e ripetitivo perchè privo di altri argomenti validi, e con lui tutta la sinistra PD fino a Luciano Violante. Da mesi l'ex segretario insiste con la solfa del partito che con il 25% al primo turno può vincere le elezioni, grazie al premio di maggioranza dell’Italicum conquistato al ballottaggio, come se questa fosse una votazione ininfluente e di scarso valore rispetto al primo turno.

Forse si è scordato o non tiene conto del fatto che:

1-lui per primo, come segretario PD, ha beneficiato della maggioranza alla camera nelle lezioni del 2013 pur avendo conquistato solo il 25% dei voti nell’unico turno, proprio grazie alla distorsione del Porcellum dovuta all'abnorme premio di maggioranza (attribuito senza una soglia minima di voti o di seggi e quindi, per la Consulta, incostituzionale secondo)

2-con l'uninominale maggioritario a turno unico, come il Mattarellum da lui caldeggiato e riproposto reiteratamente, potrebbe accadere la stessa cosa in molti collegi, ma con l'aggravante di un risultato disomogeneo a livello nazionale, ovvero senza una chiara maggioranza di governo, anche con in presenza di un eventuale premio di maggioranza a turno unico e quindi senza soglia minima di seggi (peraltro ritenuto incostituzionale dalla Consulta)

3-che il ballottaggio previsto dall’italicum, in caso di mancato superamento della soglia del 40% al primo turno, non è un'elezione di minore importanza rispetto al primo turno, ma l'espressione della stessa legittima volontà popolare, come accade da decenni nelle elezioni comunali, senza che nessuno si sia mai scandalizzato. Sembra quasi che per Bersani il II° turno non abbia la medesima validità del primo, quasi che l'indicazione maggioritaria del corpo elettorale, a favore di uno dei due partiti del ballottaggio, fosse irrilevante rispetto al consenso del primo turno.

Ad ogni buon conto, come appare probabile, se la Consulta rinvierà l'esame dei ricorsi contro l'Italicum al dopo referendum, le reiterate richieste bersaniane di modifica della legge elettorale avranno ancor meno spazio e bassissime probabilità di arrivare in aula. Prima della pronuncia della Consulta dopo l'eventuale SI al referendum, specie se richiesta da almeno 1/5 della camera come prevede la riforma, ha poco senso elaborare proposte modifiche che potrebbero essere incoerenti o dissonanti rispetto al giudizio della Corte.

Se la disponibilità alle modifiche, espressa da Renzi a Catania, si abbinasse al rinvio dell'esame dell'Italicum a dopo il referendum Bersani dovrà aspettare un bel po' prima che la questione sia messa all'ordine del giorno della camera. Infine se il SI dovesse passare, a dispetto del minacciato NO della sinistra PD, la richiesta di modificare l'Italicum svanirebbe per palese inconsistenza.