domenica 18 settembre 2016

Contrordine compagni: basta preferenze e ballottaggio!

Dunque l'obiettivo prioritario della sinistra PD è l'abolizione del ballottaggio per sostituirlo con l'uninominale maggioritario a turno unico. Lo afferma apertamente Cuperlo che in un'intervista a La Repubblica avanza la sua proposta di modifica dell'Italicum, da sostituire a spron battuto con una sorta di neo-mattarellum così articolato:
  • 475 collegi uninominali, come nel “vecchio” Mattarellum
  • premio di maggioranza, attorno al 15%, a chi conquista più seggi
  • soglia minima imprecisata, per l'attribuzione del premio stesso, ma verosimilmente attorno al 40%
  • riserva di seggi proporzionali per il diritto di tribuna delle minoranze
Dunque contrordine compagni: si da il caso che durante l'iter parlamentare dell'Italicum, invece, gli esponenti della sinistra avevano reclamato proprio la re-introduzione delle preferenze, come argine alla prevalenza dei nominati e per riavvicinare alla politica la gente tramite la facoltà di attribuire la preferenza. L'esatto opposto del collegio uninominale, ora proposto come soluzione di tutti i mali! Nell'uninominale infatti gli elettori devono prendere o lasciare l'unico candidato che trovano sulla lista nel proprio collegio che, molto probabilmente, sarà stato scelto con il bilancino del manuale Cencelli, dopo le rituali trattative tra le correnti interne, specie se il collegio sarà ritenuto sicuro.

Qual'è la differenza tra il capolista bloccato/nominato del piccolo collegio dell'Italicum e il candidato del collegio uninominale? Praticamente nessuna, tranne il fatto che l'eventuale secondo eletto lo sarà grazie alla preferenza espressa dagli elettori, come appunto volevano fortissimamente gli esponenti della sinistra PD durante la discussione parlamentare dell'Italicum, tanto da subordinare l'OK finale alla re-introduzione della preferenza, che ora viene bellamente ributtata a mare.

Ma l'obiettivo prioritario resta l'abolizione del ballottaggio. Non importa se l'elezione a doppio turno è un punto qualificante di tutti programmi della sinistra, a partire dal PDS passando per i DS per arrivare fino al PD. Non importa se la legge per l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia è un fiore all'occhiello della sinistra, proprio perché funziona, favorisce il ricambio amministrativo, attribuisce una chiaro mandato al vincitore ed evita l'estenuante compra-vendita di seggi tra i partiti per formare la giunta, tipica del passato amministrativo. Durante il confronto tra Giachetti e D'Alema alla festa dell'Unità di Roma siamo arrivati al paradosso di un ex-segretario DS che si fa pubblicamente vanto proprio della legge sull'elezione dei sindaci e contemporaneamente si augura la rottamazione dell'Italicum, ovvero due leggi che, sebbene su piani diversi, hanno in comune proprio lo strumento del ballottaggio per individuare un chiaro vincitore.

Ma quali  sarebbero gli esiti pratici del neo-mattarellum? Gli ipotetici scenari sono due:

 1) un partito conquista una solida maggioranza relativa di seggi, più o meno il 40% dell'Italicum: con il premio di maggioranza sarebbe garantita la governabilità per tutta la legislatura;
 2) lo stesso partito raggiunge una maggioranza risicata di seggi, rispetto agli altri concorrenti, insufficienti però per superare la soglia minima e quindi aggiudicarsi il premio di maggioranza: in questo caso sarebbe inevitabile un governo di coalizione (più o meno grande) per raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi a sostegno del governo.

La prima ipotesi è l'esito atteso e coerente in un sistema di offerta elettorale bipolare, com'era quello italiano prima del 2010, ed analogo a quello previsto dall'Italicun al primo turno. Ma da quell'anno in poi il sistema è diventato tripolare e quindi con tutta probabilità, perlomeno fino a quando regge il M5S e non si ricompattano i due tradizionali poli, l'esito elettorale sarebbe incerto e frammentato in tre gruppi parlamentari, uno dei quali (relativamente) maggioritario grazie al premio, ma non sufficientemente numeroso da conquistare la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. In sostanza si realizzerebbe quello scenario di ingovernabilità che il ballottaggio dell'Italicum dovrebbe evitare, chiamando i cittadini ad esprimere una seconda scelta a favore di uno dei due contendenti del primo turno.

Basta spostarsi verso occidente di qualche migliaia di Km per avere un esempio emblematico di questa ingovernabilità: la Spagna dopo ben due elezioni politiche nazionali, a distanza di 6 mesi, non ha ancora un governo e si dibatte in estenuanti trattative per mettere d'accordo due dei quattro partiti di minoranza per eleggere un nuovo esecutivo.

Infine non si deve trascurare l'effetto collaterale politico della proposta di neo-mattarellum: l'abolizione del ballottaggio sembra fatta apposta per danneggiare elettoralmente i pentastellati ma potrebbe, con un classico effetto perverso e contro-intuitivo, dare loro una forte spinta propagandistica e di voti, all'insegna della denuncia del colpo di mano della casta che cambia le regole elettorali a proprio vantaggio per contrastare il ricambio politico. La strada della perdizione è lastricata di buone intenzioni, ma soprattutto di pessimi propositi!