martedì 14 gennaio 2014

Bocciato il Porcellum, senza la soglia il premio di maggioranza è distorsivo

Alla fine la bomba ad orologeria è deflagrata, è arrivato il conto dell’oste. Come prevedibile e previsto la Consulta si è pronunciata sulla Porcellum piantando due paletti costituzionali ben saldi sul terreno legislativo che non potranno più essere aggirati dal legislatore. Una legge elettorale legittima non può ignorare le preferenze degli elettori e soprattutto assegnare un numero esorbitante di seggi, in spregio al principio della rappresentanza democratica, senza una soglia minima di consensi o di seggi che permetta al vincente di superare la maggioranza assoluta del parlamento. La Consulta censura in diversi passaggi della sentenza (5 citazioni da pag. 15 a 19) questa distorsione: “Il meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza prefigurato dalle norme censurate, inserite nel sistema proporzionale introdotto con la legge n. 270 del 2005, in quanto combinato con l’assenza di una ragionevole soglia di voti minima per competere all’assegnazione del premio, è pertanto tale da determinare un’alterazione del circuito democratico definito dalla Costituzione, basato sul principio fondamentale di eguaglianza del voto (art. 48, secondo comma, Cost.)”.


Le motivazioni della bocciatura del Porcellum non lasciano dubbi e nemmeno spazio a soluzioni gattopardesche rispetto a questo basilare principio, sia politico che matematico: la distorsione antidemocratica del Porcellum sta nell’abnorme premio di maggioranza attribuito senza la previsione di una soglia minima. A tal proposito due delle tre proposte di riforma avanzate dal segretario del PD – il modello iberico delle piccole circoscrizioni e il Mattarellum rafforzato dal premio di maggioranza - sono prive di questo specifico requisito e perciò in contrasto con le indicazioni della corte. In entrambe, infatti, manca ogni riferimento alla quota minima per attribuire il premio di maggioranza, previsto nella misura del 15%. Ora il parlamento si dovrà formalmente adeguare, ma soprattutto dovrà ricominciare da capo il lavorio diplomatico messo in campo dai vari esponenti della nuova segreteria del PD nelle prime settimane del nuovo anno.
Rientra invece nelle indicazioni della Consulta l’originaria proposta di revisione del Porcellum sponsorizzata dal leader PD durante la campagna delle primarie, ovvero il modello “sindaco d’Italia” con il doppio turno di coalizione, poi relegato ad opzione di riserva nella triade di modelli proposti all’inizio dell’anno. L’introduzione di un premio di maggioranza fisso e pre-definito, come nel modello iberico e nel Mattarellum rafforzato, ma sempre privo soglia minima non modifica il problema per varie ragioni. Infatti il surplus di seggi potrebbe alterare la rappresentanza democratica nel caso in cui un partito dovesse conseguire il 49% dei seggi in palio, arrivando così assai vicino alla soglia costituzionale critica del 66%.
Senza stabilire una soglia minima, ai fini dell'attribuzione del premio di maggioranza, si rischia di riprodurre la distorsione tra numero di voti e di seggi conquistati, tipica del Porcellum e censurata dalla Consulta, anche in presenza di un premio predefinito e minimo. Ad esempio nel caso del Mattarellum rafforzato da un premio del 15%, anche una piccola differenza di collegi uninominali conquistati da una coalizione rispetto alla seconda - poniamo meno di una mezza dozzina - potrebbe decretare una vittoria spropositata in termini seggi rispetto alla differenza di voti attribuiti, grazie al surplus di seggi conquistati con il premio dal primo arrivato. Va da se, inoltre, che se il partito/coalizione vincente conquista meno del 36% dei seggi - evenienza tutt'altro che improbabile in un contesto tripolare visto che nei collegi uninominali sono in palio solo il 75% dei seggi - non se ne fa niente del premio di maggioranza che diventa un "premietto" di minoranza del tutto ininfluente ai fini della governabilità.
La soluzione sta in un premio variabile, che consenta di arrivare ad una maggioranza parlamentare predefinita - ad esempio un tetto massimo del 55% dell’assemblea, come nella legge dei sindaci - sia a partire da consensi elettorali minimi sia vicini alla maggioranza assoluta. In sostanza per evitare distorsioni antidemocratiche della rappresentanza e garantire nel contempo la governabilità servono tre condizioni: un premio flessibile, una soglia minima ed il tetto massimo di seggi attribuiti al vincitore.
Dalla Consulta è arrivato un sonoro altolà per tutti coloro che pensavano di risolvere la partita della riforma elettorale con formule ambigue e reticenti, che rischiano di riproporre il contesto delle larghe intese come unica soluzione di governo. Potrebbe passare in secondo piano l’esigenza di aggregare il più ampio fronte riformatore per superare il Porcellum, corteggiando le forze politiche ostili all’unica formula che permette di superare l’impasse del tripolarismo, assicurando parimenti rappresentatività democratica, bipolarismo, governabilità ed esito elettorale certo: il doppio turno di coalizione, tanto decantato dalla propaganda elettorale quanto relegato a soluzione di riserva.