domenica 19 gennaio 2014

Qualche considerazione in attesa della bozza definitiva di riforma della legge elettorale

Sono abbastanza scontate le razioni scandalizzate della minoranza PD, precedute dall'altolà dei Cuperliani, al summit tra Renzi e Berlusconi: è vecchio e superato l'argomento "ontologico" in base al quale non si deve incontrare il Cavaliere, perchè brutto, sporcaccione e pure pregiudicato. Dopo il vertice di ieri nella sede del PD si profila un compromesso che potrebbe anche ottenere l’OK dei piccoli partiti di centro (Scelta Civica, Casini e soprattutto NCD) su un modello spagnolo, ampiamente modificato rispetto all’originale proposta renziana: piccoli collegi elettorali, liste bloccate, premio di maggioranza/governabilità con soglia minima per l’attribuzione, sbarramento per escludere i “piccoli partitini” e collegio unico nazionale per attribuire i resti alle forze minori coalizzate. L'obiettivo è di garantire bipolarismo e salda governabilità, perlomeno nelle intenzioni dei suoi sponsor.

Se sia davvero una svolta, come enfatizzato da molti, lo si potrà valutare solo lunedì 20 gennaio alla presentazione ufficiale dei contenuti della proposta Renzi-Berlusconi. E’ presto quindi per valutare la nuova legge anche perchè spesso accade che il diavolo si nasconda nei particolari e le anticipazioni della stampa non sono affatto univoche su alcuni punti essenziali. Le variabili da considerare sono due, tra loro correlate:
1-l'entità del premio di maggioranza: 15 o 20% dei seggi?  
2-il livello della “ragionevole” soglia minima per l'attribuzione del premio stesso: 35 o 40% dei voti espressi?.

Il combinato disposto di queste variabili potrebbe risultare antitetico: ad un estremo dello spettro (15% di premio a chi raggiunge il 40% dei consensi) sarebbe praticamente impossibile la governabilità per la difficoltà nel superamento della soglia, a causa del tri-polarismo, mentre all'estremo opposto (20% di seggi in premio a chi oltrepassa la soglia del 35%) sarebbe un po’ più probabile per un partito/coalizione raggiungere la maggioranza assoluta grazie al premio più consistente e alla quota più abbordabile. Infine se nessuno supera la soglia minima "ragionevole", indicata dalla Consulta nella recente sentenza di bocciatura del Porcellum, non scatta più il "premio" e si ritorna di fatto alla prima repubblica.

Con questa legge il rischio di un parlamento ingovernabile comunque è elevato ed esiste in entrambi gli scenari; se ad esempio dalle elezioni dovessero uscire due schieramenti appaiati, ovvero centrodestra e centrosinistra poco sopra il 30%, il premio non verrebbe attribuito si ritorna automaticamente al proporzionale puro, cioè al Porcellum senza premio di maggioranza, vero obiettivo dei proporzionalisti annidati in ogni schieramento e di tutti i fan delle grandi intese a vita.

Riguardo al rischio di alleanze elettorali eterogenee e in balia dei piccoli partiti, come nel caso dell'Ulivo, lo sbarramento nazionale del 5% - per le liste minori coalizzate su tutto il territorio - sarà un incentivo per imbarcare nell'alleanza proprio le forze politiche minori. Anche minimo apporto di consensi potrebbe consentire ad una coalizione di superare gli avversari e quindi incassare tutto il pingue premio di maggioranza (specie se del 20%). In modo speculare i piccoli partiti avranno tutto l'interesse ad offrire i propri voti al miglior offerente, visto che il loro contributo potrebbe essere determinate e fare la differenza rispetto alla coalizione antagonista. In pratica per FI potrebbe essere conveniente riaggregare sia gli alfaniani che fratelli d'Italia e la Lega, mentre al PD sia SC che SEL. 

Altro che "stop al ricatto dei piccoli partitini", come dice Renzi e come vorrebbe far credere l’accordo con Berlusconi. La soglia di sbarramento al 5-8% avrebbe avuto un effetto di drastica semplificazione del quadro politico se valesse solo nei piccoli collegi, dove peraltro esiste già uno sbarramento di fatto del 10-15% ultra-maggioritario, e non a livello nazionale come anticipano i giornali.

Tuttavia ci sarebbe un modo semplice ed efficace per evitare l'ammucchiata in stile Unione e garantire una maggioranza certa e stabile: basterebbe introdurre il ballottaggio tra i due primi classificati del primo turno, nel caso in cui nessuno superi la soglia minima per attribuire il premio di maggioranza. Con la garanzia del ballottaggio non servirebbero ai partiti maggiori il 2 o 3% di questo o quel partitino per superare la soglia minima. Infatti i due partiti maggiori si potrebbero presentare senza contaminazioni e "puri" di fronte all’elettorato. Tutta la posta si giocherebbe al II turno, quando a fare la differenza tra vincente e perdente sarebbe la scelta degli elettori con il loro voto, e non i partitini con i loro potere di condizionamento.

Solo il doppio turno può garantire matematicamente la governabilità, sia che si applichi al modello spagnolo modificato sia che venga inserito nel Mattarellum rivisto con il premio di maggioranza, come propone Scelta Civica. Insomma tutti i modelli possono funzionare, a condizione che prevedano:

1-una "ragionevole" soglia minima per il premio di maggioranza, cioè non inferiore al 40% ;
2-il ballottaggio nel caso in cui nessun partito/coalizione superi la soglia e quindi la maggioranza.


E’ ciò che ha scritto e riscritto (circa il punto 1) a chiare lettere la Corte Costituzionale (in almeno 5 passaggi da pagina 16 a 19) nella recente sentenza di bocciatura del Porcellum. Ma questa soluzione è troppo semplice e razionale per gli interessi di parte, che si sono confrontati in questa lunga e laboriosa trattativa.