giovedì 2 gennaio 2014

Pregi e difetti delle proposte di riforma di Renzi

Matteo Renzi ha rotto gli indugi e con una lettera indirizzata ai partiti di governo e di opposizione ha anticipato la presentazione della rosa di opzioni di riforma del Porcellum, originariamente in calendario per il 10 gennaio prossimo. Ecco i tre modelli di riforma proposti dal segretario PD ( http://www.europaquotidiano.it/2014/01/02/renzi-riforma-elettorale-a-la-carte-e-propone-tre-soluzioni/ )
 
I.                   Riforma sul modello della legge elettorale spagnola. Divisione del territorio in 118 piccole circoscrizioni con attribuzione alla lista vincente di un premio di maggioranza del 15% (92 seggi). Ciascuna circoscrizione elegge un minimo di quattro e un massimo di cinque deputati. Soglia di sbarramento al 5%.

II.                Riforma sul modello della legge Mattarella rivisitata. 475 collegi uninominali e assegnazione del 25% dei collegi restanti attraverso l’attribuzione di un premio di maggioranza del 15% e di un diritto di tribuna pari al 10% del totale dei collegi

III.              Riforma sul modello del doppio turno di coalizione dei sindaci. Chi vince prende il 60% dei seggi e i restanti sono divisi proporzionalmente tra i perdenti. Possibile sia un sistema con liste corte bloccate, con preferenze, o con collegi. Soglia di sbarramento al 5%.

ANALISI. Le anticipazioni di Renzi sono troppo scarne per dare il quadro di un sistema elettorale efficace ed appropriato. Nel primo e nel terzo modello mancano, forse volutamente, due elementi dirimenti: la soglia minima per far scattare il premio di maggioranza, senza la quale nessun partito/coalizione è in grado di raggiungere la maggioranza, ed il conseguente II° turno nel caso in cui nessun partito/coalizione superi al primo turno tale “sbarramento”. Entrambi gli elementi sono essenziali per ovviare all’assetto tri-polare del sistema politico e per ottemperare alle indicazioni della Consulta, che nella sua recente sentenza ha eliminato l’abnorme premio di maggioranza del Porcellum. Il riferimento al ballottaggio non compare esplicitamente in nessuna delle tre proposte (ma è implicito nella formula del “sindaco d’Italia”) mentre in un sistema tri-polare difficilmente senza un secondo turno elettorale tra i due partiti/coalizioni maggiormente votati al primo turno si potrà assicurare una maggioranza certa e consistente.

Inoltre il premio di maggioranza previsto nelle prime due ipotesi di riforma appare numericamente inadeguato: sia i 92 seggi della "spagnola" sia l'analogo 15% del Mattarellum "rafforzato" potrebbero essere insufficienti per conquistare il parlamento. In entrambi i casi un partito/coalizione dovrebbe superare perlomeno la soglia del 36% dei seggi (circa 230) per prevalere sugli altri grazie al 15% del premio di maggioranza. In particolare il modello spagnolo dei piccoli collegi difficilmente, in presenza di tre blocchi con consensi elettorali simili, come nelle elezioni del 2013, potrà garantire una salda maggioranza e la conseguente governabilità. Facciamo quattro conti: detraendo dalla totalità dei seggi parlamentari (630, con maggioranza a 316) il “premietto” di 92 seggi ne restano 538. Ipotizzando che le tre maggiori forze politiche si dividano in parti più o meno uguali questi seggi avremo tre schieramenti parlamentari variabili da 160 a 200 seggi l’uno; difficilmente quindi uno dei tre potrà conquistare il parlamento perché ne servirebbero non meno di 225 per ottenere la risicatissima maggioranza di 317 seggi. 

Per quanto riguarda il Mattarellum “rafforzato” vale più o meno lo stesso ragionamento; per assicurare una maggioranza parlamentare solida sarebbe più appropriato un surplus di seggi variabile, ad esempio compreso tra il 15 e il 20% in rapporto al numero di collegi uninominali conquistati al primo turno, in misura tale da permettere al partito/coalizione vincente al ballottaggio di superare la soglia del 50%. In entrambi i casi quindi, a fronte di partiti/coalizioni con meno del 36% dei seggi, il premio previsto rischia di essere ininfluente per garantire la maggioranza assoluta e quindi si ritorna nella situazione attuale di ingovernabilità. Per evitare tale esito in modo certo servirebbero quindi alcune condizioni: una soglia minima di sicurezza per far scattare il premio di maggioranza o, in alternativa, un premio di maggiore consistenza da assegnare con il ballottaggio, come nel modello del "sindaco d'Italia".

Nelle prime due proposte una novantina di seggi in più alla coalizione vincente rischiano di essere insufficiente per raggiungere la maggioranza assoluta; all'opposto il 60% attribuito al vincitore nel modello “sindaco d’Italia” appare francamente eccessivo, quasi a rischio di “dittatura” della maggioranza (bastava un premio sufficiente per arrivare al 55%). Peraltro quest’ultima opzione può funzionare, sempre per via del tri-polarismo bloccato, ma solo con il ballottaggio tra i primi due classificati al primo turno, di cui nella scarna anticipazione giornalistica si è persa traccia (il riferimento al doppio turno compare invece nella mail di presentazione dell’iniziativa indirizzata ai militanti: http://www.bigbangumbria.it/auguri-per-un-fantastico-2014-da-matteo-renzi-nella-enews-di-oggi-3-proposte-per-cambiare-la-legge-elettorale/#more-1702).

Riguardo alle dimensioni dei collegi, in relazione al voto di preferenza reintrodotto dalla Consulta, sia nelle piccole circoscrizioni spagnole che nei collegi uninominali vi è il rischio della caccia alle preferenze, a suon di mirabolanti promesse, come accade spesso nella riserva elettoral-clientelare dei vari candidati (molto meno rischiose, da questo punto di vista, sarebbero le grandi circoscrizioni a dimensione provinciale o regionale). Infine dal punto di vista della rappresentatività democratica lo “spagnolo” porterebbe alla totale cancellazione di gruppi politici anche consistenti, ovvero con percentuali tra il 5 e il 10%. Infatti per conseguire un seggio in collegi composti da 4-5 candidati servirebbero consensi elettorali minimi del 10-15%. Una semplificazione di fatto troppo drastica che, sommata alla soglia di sbarramento nazionale del 5%, è destinata a provocare la comprensibile levata di scudi delle forze minori estranee ai tre poli. All’opposto la formula del “sindaco d’Italia”, per la sua ampia rappresentatività proporzionale e la garanzia di governabilità data dal premio di maggioranza con doppio turno, sarà certamente appoggiata da tutti i partiti minori e dalle forze politiche maggiormente radicate in alcuni territori.

CONCLUSIONI. La seconda e la terza opzione avanzate da Renzi non costituiscono certo una novità e rappresentano due ipotesi valide, seppur con qualche ritocco migliorativo soprattutto nel senso di prevedere esplicitamente il secondo turno; non si può dire altrettanto del modello “spagnolo” senza doppio turno, new entry proposta per venire incontro alle esigenze della neo-FI. Non si capisce infatti come la formula dei piccoli collegi possa attribuire anche il premio di maggioranza, indispensabile per garantire la governabilità e il bipolarismo in uno schema tri-polare, senza una soglia minima e senza l'eventuale ballottaggio tra due delle tre coalizioni maggiormente votate al primo turno (ammesso, e non concesso, che il surplus di soli 92 seggi sia sufficiente per assicurare la maggioranza assoluta). Per i suoi difetti l’opzione “spagnola” è destinata a raccogliere ben pochi consensi, la contrarietà dei partiti estranei ai tre poli maggiori e probabilmente l’opposizione dichiarata del movimento cinque stelle.

Probabilmente per esigenze di sintesi giornalistica le proposte renziane appaiono schematiche e per certi versi nebulose rispetto a quelle circolate in questi mesi e soprattutto senza alcun accenno al doppio turno, indispensabile per ovviare all'effetto paralizzante del tri-polarismo. Forse questo è il loro pregio per innescare le trattative nell’arena politica, che tuttavia non asseconda l’esigenza di chiarezza richiesta dall’opinione pubblica su questo annoso e delicato capitolo riformatore.