martedì 20 dicembre 2016

Italicum proporzionale o Mattarellum pari sono...

Dopo la "batosta" referendaria è ripartito il gioco più gettonato nel circo mediatico degli addetti ai lavori della politica: la rottamazione dell'Italicum per far posto alla riforma della riforma mai applicata. Le opzioni rimaste in gioco sono due: l'eliminazione del ballottaggio dell'Italicum, con il conseguente ritorno al sistema proporzionale pur corretto con un limitato premio di governabilità alla coalizione, e la riedizione del Mattarellum, anch'esso modificato nella parte proporzionale per assegnare al vincitore un surplus di seggi in modo da facilitare il raggiungimento della maggioranza assoluta.

Entrambe le opzioni hanno come cardine la cancellazione del secondo turno elettorale, con l'intento dichiarato di evitare il confronto con i pentastellati al ballottaggio, i quali per bastian contrario hanno invece proposto l'estensione dell'Italicum al senato, in modo da prevenire la probabile manipolazione delle regole elettorali ai loro danni. Si può facilmente immaginare con quale veemenza verrà contrastata in parlamento la revisione della legge elettorale, ad opera di un PD indebolito ma in sintonia con una Forza Italia residuale; non sarà certo minore la foga propagandistica, all'insegna della legge truffa anti-grillina,  con cui verrà condotta la successiva campagna elettorale dai pentastellati.

Entrambe le soluzioni sono ad elevato rischio di generare una non maggioranza parlamentare e quindi di portare all'ennesima versione della grande coalizione tra PD e una parte del centrodestra. Vediamo in dettaglio i due possibili scenari post elettorali.

1.Il rilancio del Mattarellum non è certo una novità ed è l'unica alternativa praticabile rispetto il ritorno al proporzionale. Non serve la laurea in matematica per rendersi conto che in un assetto ormai stabilmente tripolare senza il premio di maggioranza, attribuito dagli elettori al vincitore con il consenso al secondo turno, è praticamente impossibile che uno dei tre contendenti conquisti una solida maggioranza in un'unica votazione. Specie se i seggi vengono attribuiti con in collegi uninominali, come in caso di Mattarellum 2.0, sebbene corretto con un premio alla coalizione nella quota proporzionale del 25%.

Infatti con il redivivo neo-Mattarellum si avrebbe una distribuzione a macchia di leopardo dei seggi sul territorio, che rispecchia le aree di maggiore radicamento storico dei vari partiti o coalizioni: centrodestra prevalente al nord-est, regioni centrali ed Emilia al centrosinistra, distribuzione disomogenea nelle altre regioni, con ampi consensi ai grillini nelle periferie delle metropoli e nella aree più disagiate. In pratica un nulla di fatto che obbligherebbe alla grande ed innaturale coalizione tra un rinato Cavaliere e un PD indebolito dall'esito referendario. A meno che, e sarebbe la prima volta da decenni, si verifichi una tale omogeneità di consensi su tutto territorio tale da premiare nettamente uno dei tre poli in modo maggioritario a scapito agli altri due in buona parte dei collegi .

2.La probabilità che un sistema proporzionale, come quello dell'Italicum riveduto e depurato dal ballottaggio, partorisca una solida maggioranza di governo grazie al "premietto" di governabilità e di coalizione sono ancor minori rispetto all'esito di votazioni in collegi uninominali maggioritari del Mattarellum 2.0. Infatti il sistema proporzionale fotografa in modo estremamente preciso i consensi acquisiti da contendenti e, in presenza di un tri-polarismo come quello attuale, una piccola differenza percentuale potrebbe garantire un buon vantaggio al vincitore, peraltro insufficiente per raggiungere una solida maggioranza parlamentare.

Un simile esito costringerebbe due dei tre partiti o alleanze elettorali ad un governo di grande coalizione per uscire dall'impasse, un po' come è accaduto in Spagna dopo la ripetizione delle elezioni a distanza di 6 mesi dalle prime votazioni. Poichè il M5S ha sempre rifiutato programmaticamente qualsiasi ipotesi di trattativa e men che meno accordi politici di governo con qualsisia altra forza politica, l'esito delle urne potrebbe essere ancora una volta una grande coalizione tra PD e centrodestra, qualsiasi sia il vincitore delle elezioni, ovvero anche in caso di vittoria dei pentastellati.

Insomma, la rinuncia ai due turni elettorali, come strumento elettivo per selezionare due dei tre poli da sottoporre al consenso maggioritario degli elettori del ballottaggio, rischia di condurre un paese disorientato e dilaniato da una frammentazione tripolare ormai consolidata sulla strada dell'instabilità, di una perdurante ingovernabilità e alla conseguente necessità di coalizioni di governo ambigue, litigiose, confuse e quindi irresponsabili.