sabato 16 luglio 2016

I centristi vanno all'incasso dell'Italicum dopo le elezioni comunali

Le critiche e le richieste di modifica dell'Italicum si possono raggruppare in due categorie:

1-quelle di principio, che contestano la legittimità costituzionale della legge, hanno ispirato la raccolta di firme (fallita) per il referendum abrogativo e i ricorsi alla consulta che verranno presi in esame il 4 ottobre prossimo. Tre sono i punti critici della legge elettorale su cui la CC è chiamata a pronunciarsi: il premio di maggioranza eccessivo, il rischio che al ballottaggio vadano due liste con consensi minoritari e la presenza preponderante di capolisti bloccati a spese degli eletti con le preferenze;

2-quelle di convenienza contingente, per opportunismo di parte e interesse di fazione, correlate alle alterne vicende della politica nazionale, agli esiti dei sondaggi e soprattutto al consenso elettorale nelle lezioni locali, che premiano l'uno e penalizzano altri, inducendo i secondi a richiedere modifiche della legge elettorale per conseguire diversi obiettivi: scongiurare un'ipotetica sconfitta, contrastare con regole da hoc la presunta avanzata degli avversari, rafforzare il potere di veto e di condizionamento di un piccolo partito coalizzato, garantire la sopravvivenza parlamentare a partiti in di crisi di consensi. A questa seconda categoria appartiene la richiesta di attribuire il premio alla coalizione, sconosciuto nel resto del continente europeo, invece che alla lista vincente.

Per quanto riguarda la prima categoria la logica e il buon senso vorrebbero che si mettesse mano alle modifiche dell'italicum solo dopo aver acquisito il parere della Consulta in merito alle contestazioni di legittimità costituzionale sollevate dai vari comitati anti-Italicum. Che senso ha il tormentone estivo sulla revisione della legge elettorale se sulla stessa pende il giudizio della Consulta che, evidentemente, traccerà indirettamente anche le linee guida della sua successiva modifica, nel caso in cui alcuni dei suoi tratti siano cassati dai giudici costituzionali, esattamente come è accaduto con la sentenza di bocciatura del Porcellum, emessa nel gennaio di 2014. Ma in politica logica e buon senso sono sovente messi da parte per far posto ad interessi e pulsioni varie, come quelle che agitano l'estate romana del 2016 e si sono coagulate attorno alla richiesta di attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione invece che alla lista.

L'esigenza di revisione in tal senso viene avanzata con insistenza dallo schieramento trasversale che va da FI alle correnti del PD, franceschiniani e i centristi in testa, che vorrebbero mettere subito all'ordine del giorno delle camere  la "manutenzione" della legge elettorale prima del pronunciamento della Consulta. Complice l'indebolimento del governo, dopo le elezioni comunali di giugno, la composita armata centrista, come previsto, ha rialzato la posta del sostegno parlamentare all'esecutivo, puntando all'agognata correzione dell'Italicum.

Per fare posto al riesame delle legge elettorale potrebbe slittare ancora di qualche mese la riforma della prescrizione, che fra poche settimane compirà "solo" due anni di iter parlamentare dalla sua presentazione ufficiale: non c'è confronto tra l'urgenza di riformare l'Italicum rispetto all'allungamento della prescrizione, che potrebbe addirittura far scontare la giusta pena ai corrotti e tengentisti, oggi regolarmente liberi grazie alla prescrizione breve ammazza-processi di berlusconiana fattura. Ma a quanto pare il rinvio a settembre della riforma della prescrizione è ormai acquisito, visto il calendario parlamentare e grazie al sostanziale sabotaggio della legge da parte dei centristi, forti del loro peso determinante nella coalizione di governo, rendita di posizione che la modifica all'Italicum potrebbe garantire anche nelle prossime legislature.

Ma c'è di più! La riforma del bicameralismo è stata motivata proprio dall'esigenza di accelerare l'iter delle leggi, spesso lungo e farraginoso come quello della revisione della prescrizione, sballottata ad hoc tra camera e senato per due anni; ed ora gli anti-Italicum vorrebbero in poche settimane rivedere la legge, dimostrando quindi che il bicameralismo non è affatto un'ostacolo quando prevale la ferrea volontà di cambiare in fretta una legge sgradita, per piegarla agli interessi di parte e al proprio tornaconto politico. Come dire che la tanto sbandierata semplificazione legislativa della riforma è solo uno specchietto per le allodole della propaganda del SI! Sarebbe un clamoroso autogol e un generoso regalo ai pentastellati, sempre pronti a gridare allo scandalo per una casta che cambia le regole del gioco elettorale pro domo sua, per sbarrare la strada al cambiamento e manipolare la partita elettorale.